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Cronaca | 17 giugno 2019, 17:07

Cooperativa dei bengalesi, imprenditore di Ceresole d’Alba scagionato dall’accusa di bancarotta fraudolenta

Il Gup di Bergamo ha disposto il non luogo a procedere "per non commesso il fatto" nei confronti del 45enne Daniele Olivero, indagato nel procedimento avviato a Bergamo dopo il fallimento della società Rubina

Cooperativa dei bengalesi,  imprenditore di Ceresole d’Alba scagionato dall’accusa di bancarotta fraudolenta

Nell’attesa che in Tribunale ad Asti riprenda il processo che lo vede imputato per truffa (prossima udienza il 2 luglio), il 45enne ceresolese Daniele Olivero ha incassato l’archiviazione della sua posizione nella seconda indagine penale che lo vedeva coinvolto in relazione alla vendita della sua società metalmeccanica, la Sio Automotive di frazione Cappelli a Ceresole d’Alba, alla cooperativa Rubina di Bergamo, società quest’ultima costituita e amministrata da due cittadini del Bangladesh, Masum Hussein e Jamal Miah, e nella quale gli stessi avevano coinvolto 130 loro connazionali, chiedendo loro una quota di partecipazione di 2mila euro dietro la promessa di ottenere in questo modo un posto di lavoro nella stessa non appena la compravendita fosse andata in porto.

Una promessa mai davvero onorata, considerato che la stessa cooperativa interruppe la propria attività pochi mesi dopo il passaggio di proprietà, dopodiché lo stesso Olivero venne denunciato per truffa dai due acquirenti (qui un nostro precedente articolo sulla vicenda), mentre la Rubina venne dichiarata fallita, con sentenza emessa il 26 maggio 2016 dalla seconda sezione civile del Tribunale di Bergamo, che nominò giudice delegato Mauro Vitiello e il dottor Stefano Ambrosini come curatore.

Sempre a Bergamo sulla vicenda prese le mosse un’indagine penale all’esito della quale il pubblico ministero titolare del caso, il sostituto procuratore Maria Cristina Rota, ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta in capo a Masum Hussein e Jamal Miah, difesi rispettivamente dagli avvocati Marco Maria Galli del foro di Milano e Valentina Mondini del foro di Bergamo, e per concorso in bancarotta nei confronti di Daniele Olivero.

Secondo le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Finanziaria di Bergamo, la Rubina sarebbe stata di diritto amministrata dai due bengalesi, ma nei fatti condotta da Olivero, in quanto attenevano a lui l’organizzazione della produzione e i contatti con clienti e fornitori. I tre – era la tesi dell’accusa – avrebbero recato pregiudicato ai creditori sottraendo libri e scritture contabili e rendendo così impossibile la ricostruzione dei fatti societari.

All’udienza tenutasi nei giorni scorsi il Pm ha insistito per il rinvio a giudizio di tutti gli imputati, ma il giudice dell’udienza preliminare Maria Luisa Mazzola ha disposto il rinvio a giudizio dei soli Hussein e Miah (fissando l'inizio del processo per il prossimo 21 gennaio 2020), mentre con riguardo a Olivero ha emesso sentenza di non luogo a procedere per non avere egli commesso il fatto.

Comprensibile la soddisfazione del suo difensore, l’avvocato albese Roberto Ponzio: "L’udienza preliminare ha funzionato da effettivo filtro processuale della notizia di reato, cosa che dovrebbe sempre avvenire, ma che purtroppo non sempre si verifica. Abbiamo documentato la scansione della complessa operazione commerciale intercorsa tra la Sio Automotive di Olivero e la Rubina, formalmente diretta dai due bengalesi e di fatto eterodiretta da tale Mario Ciotti. Si tratta di una vicenda che vede Daniele Olivero vittima e non autore di reati. La sentenza dovrebbe costituire un logico antecedente per il procedimento avanti al Tribunale di Asti, in cui si dovrà riconoscere altresì l’estraneità del mio assistito".

Ezio Massucco

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