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Cronaca | 12 giugno 2019, 08:00

Colonscopia in ospedale ad Alba gli perforò l’intestino, giudice dispone nuovi accertamenti

Paziente 74enne si era opposto alla richiesta di archiviazione. Ora il Gip ha rimandato gli atti al pubblico ministero concedendo sei mesi di tempo per una nuova perizia collegiale e l’audizione dei medici che visitarono il paziente prima e dopo l’intervento

Colonscopia in ospedale ad Alba gli perforò l’intestino, giudice dispone nuovi accertamenti

Serviranno altro tempo e nuovi accertamenti prima che il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Asti Francesca Di Naro possa dire se il processo per il caso di presunta malasanità verificatosi all’ospedale "San Lazzaro" di Alba il 9 gennaio 2018 dovrà essere celebrato oppure definitivamente archiviato, così come richiesto nei mesi scorsi dal pubblico ministero presso lo stesso tribunale Simona Macciò.

Sulla vicenda avevamo scritto da queste pagine nei mesi scorsi (qui l’articolo).
Un 74enne residente a San Damiano d’Asti, F.C., fu sottoposto a una esofagogastroduoduenoscopia e a distanza di alcuni giorni dal delicato esame diagnostico ritornò in ospedale lamentando forti dolori all’addome. Ai suoi danni venne così accertata la presenza di una perforazione del viscere e l’uomo venne sottoposto a un intervento in urgenza, seguito da lungo e complesso periodo di riabilitazione. Il paziente si rivolse quindi al giudice protestando un preciso collegamento tra quanto accadutogli e uno svolgimento dell’esame realizzato senza la dovuta perizia.

Titolare del caso, il sostituto procuratore Macciò richiese una perizia tecnica al dottor Matteo Luison, medico chirurgo specializzato in Medicina Legale, in servizio presso la sede di Acqui Terme dell’Asl di Alessandria. Il perito confermò la presenza della perforazione, ma sostenne al contempo che lo svolgimento di tale tecnica endoscopica sarebbe avvenuto nel rispetto delle prescritte linee guida mediche. Di più, aggiunse come la letteratura scientifica in materia attesterebbe il verificarsi di episodi simili in una percentuale non trascurabile anche nel caso di manovre ben condotte.

Sulla base di tale relazione lo scorso 29 gennaio lo stesso Pm aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, escludendo responsabilità a carico del medico e lasciando comunque aperta la possibilità di una richiesta di risarcimento in sede civile. Tramite il suo avvocato, Erik Stefano Bodda, il paziente si oppose però alla richiesta, chiedendo invece l’istruzione di una nuova perizia. Una richiesta che il giudice ha nella pratica ora accolto, ritenendo necessario approfondire il caso.

Lo stesso Gip ha quindi rimesso gli atti al pubblico ministero per il compimento di nuove indagini, per le quali ha previsto un termine di sei mesi; ha poi disposto l’assunzione a assumere a testi i medici che avevano visitato il paziente prima e dopo l’intervento, così da meglio definirne il quadro clinico, e disposto un accertamento tecnico in forma collegiale che consenta di meglio chiarire quanto effettivamente accaduto in danno del paziente e con quali responsabilità.

L’avvocato Roberto Ponzio, difensore del medico albese: "Riteniamo che la situazione non debba cambiare anche alla luce della nuova perizia collegiale. Come una prima consulenza ha già dimostrato il comportamento del professionista mio assistito non può essere giudicato colposo in quanto lo stesso ha seguito in modo scrupoloso le linee guida previste per questo tipo di intervento. Sulla base della letteratura scientifica in materia tale evento risulta purtroppo possibile, anche seguendo alla lettera le stesse linee guida".

Ezio Massucco

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