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Politica | 08 giugno 2019, 07:45

#controcorrente: la delusione delle liste civiche alle elezioni Europee e soprattutto alle Regionali

Resistono solo nelle votazioni per i Comuni dove, spesso, i partiti tradizionali non sono nemmeno rappresentati. Tuttavia, dopo la chiamata alle urne, quasi sempre diventano dei contenitori vuoti e ricompaiono in pubblico alla successiva votazione. Ma non è così che si creano le nuove classi dirigenti capaci e preparate

Foto di repertorio

Foto di repertorio

Le ultime votazioni del 26 maggio hanno evidenziato il fallimento delle liste civiche rispetto ai consensi incassati dai partiti tradizionali. Per le Europee era prevedibile, ma il gruppo maggiormente votato +Europa-Italia in Comune-Pde Italia, nonostante avesse candidato figure di primo piano come Emma Bonino e Federico Pizzarotti, ha appena ottenuto il 3,09%. Non riuscendo, così, a superare la soglia di sbarramento del 4%.

Però l’insuccesso maggiore, le liste civiche lo hanno conseguito alle Regionali del Piemonte. Anche se hanno portato a Palazzo Lascaris dei consiglieri grazie, in alcuni casi, al conteggio dei resti. La delusione più grande è stata quella della compagine Chiamparino per il Piemonte del Sì che ha incassato un onorevole 3,33%, ma un solo seggio. Pur presentandosi in tutte le province ha ottenuto voti di un certo peso in quelle di Cuneo (5,87%) e Torino (3,76%), dove è maggiormente radicata.  Il dato dimostra chiaramente che, per eleggere dei rappresentanti, serve un impegno costante ed efficace sull’intero territorio. Ma forse bisognerebbe cambiare la Legge elettorale perché nel nuovo Consiglio del Piemonte entrano candidati con 500 voti e ne sono rimasti esclusi altri con più di 4.000 preferenze.

Le liste civiche, invece, raccolgono ancora consensi per le assemblee Comunali. Nelle città più grandi a volte con percentuali maggiori rispetto ai partiti tradizionali, in quelle più piccole giocandosi la partita senza questi ultimi. Tuttavia, dopo la chiamata alle urne, diventano, quasi sempre, dei contenitori vuoti. Non organizzano iniziative, che dovrebbe essere il loro “pane quotidiano” insieme al lavoro di ascolto delle persone, non prendono posizioni su temi nazionali perché dicono di volersi occupare solo del locale e ricompaiono in pubblico, magari col nome cambiato, qualche mese prima delle nuove votazioni. Certo, spesso manca loro una struttura organizzativa in grado di costruire un percorso amministrativo concreto.

In rari casi sono stati allestiti dibattiti e dei corsi di formazione politica. Come ha fatto l’associazione cuneese Monviso in Movimento. Ma sono proprio rari casi.

Le nuove classi dirigenti preparate e capaci di gestire, con equilibrio, decisioni importanti per la vita delle comunità, nascono dai confronti continui. Altrimenti rappresentano solo chiacchiere.            

#controcorrente

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