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Attualità | 07 giugno 2019, 10:27

Coldiretti Cuneo lancia l'allarme: "Produzione delle pere quasi azzerata in Granda, è calamità!"

Roberto Moncalvo: "Poniamo il problema fin d’ora all’attenzione della Giunta regionale in fase di composizione. All’indomani dell’insediamento, sarà indispensabile un pronto intervento per mitigare le perdite economiche di centinaia di produttori"

Foto generica

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-80% di pere Abate, -70% di pere Williams. Sono le perdite produttive che Coldiretti Cuneo stima quest’anno per le nostre aziende. Un gravissimo danno economico per un comparto che vede la Granda primeggiare in Piemonte, con più di 800 produttori e una superficie dedicata di 1.000 ettari per le pere convenzionali e di oltre 500 ettari per quelle biologiche.

La causa principale è da ricercare nei cambiamenti climatici in atto, responsabili di sfasamenti stagionali che hanno mandato letteralmente in tilt i nostri peri.

L’eccessivo caldo dell’autunno 2018 - spiegano i tecnici di Coldiretti Cuneo - ha inciso negativamente su tutte le varietà di pero, che questa primavera hanno prodotto pochi fiori. La siccità anomala dell’inverno appena trascorso ha indebolito gli alberi, che a marzo presentavano fiori particolarmente piccoli. Infine, la pioggia nel periodo di sviluppo dei fiori e le temperature troppo basse registrate alcune mattine sia ad aprile che a maggio, hanno ulteriormente danneggiato fiori e giovani frutti”.

Una vera e propria calamità - secondo il Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo Roberto Moncalvo - che poniamo fin d’ora all’attenzione della Giunta regionale in fase di composizione. All’indomani dell’insediamento, sarà indispensabile un pronto intervento per mitigare le perdite economiche di centinaia di produttori”.

La produzione azzerata di pere è un duro colpo per i frutticoltori cuneesi, già alle prese con gravi criticità legate a tempi di pagamento eccessivamente lunghi e a squilibri di filiera tali per cui il produttore agricolo percepisce solo il 15% del valore del prodotto finale, percentuale insufficiente a coprire persino i costi di produzione, mentre il 40% va a chi si occupa del condizionamento e la restante parte alla grande distribuzione.

È un sistema - dichiara Moncalvo - che sta strangolando lentamente le nostre imprese che, pur esponendosi con costi ingenti e cercando con ogni sforzo di migliorare la qualità delle produzioni per andare incontro ai gusti dei consumatori, sono l’anello più debole e dimenticato di tutta la filiera. Un sistema da riorganizzare completamente”.

comunicato stampa

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