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Agricoltura | 20 maggio 2019, 08:15

Innovazione e tecnologia fattori determinanti per la redditività del nocciolo: se n'è parlato a Cherasco

Il messaggio è emerso durante il convegno di Confagricoltura, Ascopiemonte e Piemonte Asprocor

Il numeroso pubblico che ha preso parte al convegno di Cherasco

Il numeroso pubblico che ha preso parte al convegno di Cherasco

In sei anni questo appuntamento è arrivato a porsi come punto di riferimento per gli operatori del comparto corilicolo piemontese, nazionale e con delegazioni anche dall’estero, perché fornisce risposte alle esigenze di un settore che sta vivendo uno sviluppo evidente dovuto principalmente alla crescita della domanda generale del prodotto e alla crisi di alcune colture tipiche di carattere estensivo per via della non congrua remunerazione, quali cereali e frutta.

Questo sviluppo costante va tuttavia limitato alle regioni vocate per evitare che le nocciole si trasformino in una commodity, con conseguente riduzione dei prezzi e crollo delle produzioni. Sarà fondamentale, dunque, continuare ad agire in un’ottica di filiera, coinvolgendo a 360 gradi tutti gli attori coinvolti nel processo produttivo.

Solo con un coinvolgimento completo sarà possibile ottenere un prodotto di qualità garantita, che risponda ai criteri di sostenibilità ambientale e di trasparenza, diventati indispensabili.

E l’innovazione ricopre in questo un ruolo cruciale”.

Sono i messaggi con cui il presidente di Confagricoltura Cuneo, Enrico Allasia, ha aperto il convegno “Il Nocciolo, come laboratorio tecnico dell’innovazione” che sabato 18 maggio ha richiamato al Pala Expo di Cherasco oltre 700 aziende agricole e operatori.

L’incontro ha visto alternarsi per i saluti istituzionali i rappresentanti delle principali forze politiche che hanno all’unanimità riconosciuto il ruolo nevralgico del settore nell’ambito dell’economia provinciale e si sono detti disponibili ad accoglierne le istanze.

Successivamente il convegno, moderato dal giornalista Lorenzo Tosi, è entrato nel vivo con gli interventi di Nicoletta Ponchione e di Aldo Gavuzzo, vice presidenti rispettivamente di Piemonte Asprocor e Ascopiemonte, che hanno sottolineato l’importanza dell’aggregazione dell’offerta e della ricerca scientifica per lo sviluppo del settore.

A seguire, si sono succeduti tre interessanti interventi tecnici. A partire dalla relazione di Valerio Cristofori (DAFNE – Università degli Studi della Tuscia – Viterbo) che ha trattato la gestione della chioma in corileto, mettendo a confronto forme di allevamento e mostrando interventi di potatura meccanica testati con esperienze in campo fatte nel Viterbese.

Gianluca Iovine (AGROS srl – Consulenza integrata in agricoltura – Napoli), invece, ha affrontato il delicato tema degli erbicidi e spollonanti autorizzati sul nocciolo, mentre Gianluca Oggero (Laboratorio Crop Protection Technology – DiSAFA – Università di Torino) ha portato studi ed esempi concreti di innovazione nella corretta distribuzione degli agrofarmaci nel noccioleto.

Gli aspetti affrontati sono stati particolarmente apprezzati in quanto è evidente come non sia più procrastinabile il passaggio a trattamenti sempre più mirati e precisi, cercando attraverso gli stimoli forniti dalla ricerca alternative al glifosato.

A chiudere la mattinata è stato l’intervento di Vincenzo Lenucci (Responsabile Area Economica e Centro Studi – Confagricoltura) che ha messo in luce le principali potenzialità del nocciolo per le aziende italiane, inserendole nell’analisi di un contesto economico nazionale più esteso.

L’Italia, infatti, è tra i leader del panorama mondiale nella corilicoltura e sta crescendo più di altri Paesi in termini di ettari coltivati. Meno in produzione perché vi sono ancora molti giovani impianti.

La forbice tra costi e ricavi, tuttavia, ancora non premia il comparto che per incidere sulle variabilità dei mercati ha bisogno di politiche di liquidità, sistemi di gestione del rischio e maggiore innovazione tecnologica.

Le opportunità per il settore sono molte: i consumi sono in aumento, ma il consumatore vorrà sempre più sapere l’origine del prodotto e come viene coltivato. Il settore deve tenere conto di queste dinamiche per intercettarle. Terminato il convegno i partecipanti si sono trasferiti nell’azienda Chianchia per il consueto “porte aperte”.

comunicato stampa

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