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Attualità | 14 maggio 2019, 07:45

Bra, grande festa parrocchiale a Sant’Antonino con don Gigi Coello

Tantissimi i fedeli che si sono stretti attorno al sacerdote, che per 14 anni ha guidato la comunità lasciando un ricordo indelebile nei parrocchiani

Bra, grande festa parrocchiale a Sant’Antonino con don Gigi Coello

Davvero una grande festa quella della parrocchia di Sant’Antonino a Bra con tanti fedeli che si sono stretti attorno a don Gianluigi Coello nel pomeriggio di sabato 11 maggio.

Il sacerdote, infatti, per 14 anni ha guidato la comunità, lasciando un ricordo indelebile nei parrocchiani. Molti dei quali, con la loro presenza, hanno voluto dimostrargli ancora una volta il proprio affetto.

Come anche l’Amministrazione comunale, che è intervenuta con molti esponenti, e altri colleghi con un passato da ministranti e frequentatori dell’oratorio. Sarebbe servita una chiesa ancora più grande di quella che è.

La parrocchiale di Sant’Antonino, infatti, durante la celebrazione della Messa delle 18.30 era stracolma di gente. Una funzione che ha voluto ricordare anche il grande amore, cioè il rinnovo delle promesse nuziali da parte delle coppie felicemente sposate. L’amore che dura tutta la vita e supera le difficoltà, che cresce e si rinnova nel sacro vincolo del matrimonio.

Quindi, in un clima di sensibile emozione, c’è stata la benedizione dell’affresco raffigurante Sant’Antonino che si staglia al centro della facciata esterna dell’edificio sacro di via Vittorio Emanuele II. Rito celebrato da don Gigi e seguito da una grande festa in oratorio, dove i braidesi hanno potuto approfittare di un lauto rinfresco per mangiare in compagnia del loro caro pastore, condividendo un momento di comunione come ai vecchi tempi.

Il significato di questa festa, come per ogni patronale, è il ricordo che apparteniamo ad una comunità in particolare. Oltre al fatto che in tutta la Chiesa che è universale ed in ogni angolo della Terra siamo a casa. È come fare la festa del tuo cognome, della tua famiglia, quella che ti accompagna nella crescita di fede. In più, è ricordare che abbiamo un protettore dedicato a cui ispirarci. Se sono di Sant’Antonino potrò interrogarmi sulla storia e sulle vicende di questo Santo e forse scoprire che dice qualcosa alla mia vita. Che cosa mi manca di Bra? È una domanda difficile, perché davvero dovrei fare un elenco. Mi mancano i volti, i cuori so che ci sono. È come la fatica di quando perdiamo il volto di una persona amata che vediamo sempre. Quel volto ci manca anche se sappiamo che c’è, che è con noi e che il bene non si perde”.

Conclusioni affidate all’attuale parroco della chiesa di Sant’Antonino, don Giorgio Garrone, che ha concelebrato la liturgia eucaristica. “Che questa festa patronale ci aiuti ad essere testimoni come Sant’Antonino. Testimoni della mitezza e dell’umiltà di Cristo, perché lui era un soldato che è stato trasfigurato da questo incontro ed ha usato altre armi. Forse, in questo momento abbiamo bisogno di un popolo di miti e di umili.

Come dice il Vangelo, dobbiamo essere fermento per tutta la pasta e queste feste ci aiutano a riconoscere un’identità, un’appartenenza e che siamo un piccolo gregge dentro alla famiglia umana. Non tutti la pensano come noi, però si può coesistere con pensieri diversi, religioni e culture diverse: il nostro proprio è essere sale della terra e luce del mondo, ma in dialogo con il resto dell’umanità”. 

Silvia Gullino

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