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Eventi | 12 maggio 2019, 11:37

A tu per tu con Cristina Giordana, autrice di un libro dedicato al figlio ed alla vita

Per una Festa della Mamma che ci ricordi il coraggio e la gioia di vivere, nonostante tutto

A tu per tu con Cristina Giordana, autrice di un libro dedicato al figlio ed alla vita

Non un addio, ma un arrivederci. Nei 22 anni di Luca Borgoni c’è dentro di tutto. Un tutto che continua, anche adesso, forse ancora di più, da quando è salito in cielo, l’8 luglio 2017, tradito dalle montagne che amava. È qui che finisce la sua storia, o forse comincia. Sulla terra restano tracce ovunque di quel sorriso, di quello sguardo, di quel modo di vivere la giovinezza come una carezza all’anima, una stretta di mano all’infinito. E resta lei, Cristina Giordana, che non è una traccia, è l’altra metà del suo cuore, che continua a battere, a parlare di lui. Cristina e Luca, madre e figlio, un dialogo mai cessato, quasi a respirare ancora insieme ogni attimo e trasformarlo in eterno. È riduttivo usare aggettivi per il coraggio e lo spirito di questa signora diretta e orgogliosa, forte e volitiva: dopo soli tredici giorni dall’incidente costato la vita a Luca, ha discusso la sua tesi presso l’Università di Torino; ha tenuto in vita il profilo Facebook, gestendolo come se fosse lui a rispondere, fino a quando non è stato oscurato. È stata ospite di Massimo Gramellini a “Le parole della settimana”, di Maurizio Costanzo al “Maurizio Costanzo show”, di Lucia Ascione a “Bel tempo si spera” su Tv2000, ha partecipato ad una puntata de “La vita in diretta” su Rai Uno. E non si ferma. Ha scritto un libro “Portami lassù” in grado di accogliere il flusso dei pensieri, conservandone l’essenza per quando la sua voce non fosse più bastata ad esprimerli. In ogni lettera si comprende come sia davvero l’amore la forza maggiore che ci sia. Parola di una donna aperta alla vita e, soprattutto, al richiamo della penna, perché quando hai un padre ed una madre giornalisti è normale arrivare a scrivere un libro, anche se insegni matematica a scuola e sei laureata in pianoforte. Le sue pagine sono una ricognizione interiore dei sentimenti, aperti da chiavi che sono felicemente custodite nel cuore dell’autrice. In quelle righe, Cristina Giordana ricorda la grande passione del figlio per la montagna con il sogno di scalare il Dhaulagiri; l’empatia che esisteva ed esiste ancora tra madre e figlio; l’amicizia a lettere maiuscole che legava Luca a Davide, il compagno di avventure che ha raggiunto il Dhaulagiri, rendendo possibile un sogno che pareva infranto; infine la speranza, come motore dell’esistenza e stella che rischiara la notte, anche quella più cupa. Tra lunghe corde, ripide pareti, arrampicate, neve, ghiaccio, gelo e vento, le suggestioni e le riflessioni, si moltiplicano ad ogni incontro, per un viaggio ideale tra le meraviglie della natura e dello spirito. D’altronde, la montagna, pur nella sua durezza, non è stata crudele. Per Luca fu gioia e libertà, un passo dopo l’altro, fino alla cima più alta, il cielo. Ecco, la storia inizia qui.

Qual era il sogno di Luca?

Luca aveva tantissimi sogni e tra questi c’era lo sport che per lui era importante. Aveva addirittura ipotizzato un anno di stop dopo la laurea breve per andare a fare sci alpino e trekking su tutte le Alpi del Nord Italia. Il suo sogno era legato più al tempo libero che alla professione. Ne aveva tanti, ne ha avuti di folli, che comunque ha realizzato”.

…E il tuo?

Per lui sognavo una vita spensierata ed una brava ragazza al suo fianco che lo calmasse un po’. Non è successo”.

A meno di un mese dalla morte di Luca, ti sei presentata per la tesi di Scienze Biologiche al posto suo. Lo rifaresti?

Subito! Lo rifarei anche ora che ci parliamo. Non avrei il minimo ripensamento. Prima di tutto, perché quella tesi l’abbiamo fatta insieme, costruita insieme, così come la scuola e anche le scelte. Luca si è sempre appoggiato e confrontato con me. È stato un aspetto della vita che ha condiviso con me e mia mamma, più che con qualunque altra persona. Maggiormente lo rifarei adesso che ho visto che cosa mi ha dato. È stata un’esperienza di vita che mi ha portato del bene. L’ho sentito vicino come non mai. Non avrei alcuna esitazione”.

Per un po’ di tempo hai tenuto in vita il suo profilo Facebook. Quale post o messaggio ti ha emozionato di più?

Non ho dubbi: un post che ho letto in prossimità di Natale, gli ultimi giorni di scuola prima delle vacanze. Erano circa le sette meno un quarto del mattino e vedo un messaggio su Messenger. Era scritto in inglese e iniziava con “Hi Mam” scritto M-A-M. Praticamente, quella mattina mi sono svegliata e ho letto “Ciao Mamma”. In inglese, mamma si scrive M-U-M e non come nel messaggio. Dopo il saluto iniziale, l’autore diceva che era venuto a conoscenza della storia di Luca e, soprattutto, del fatto che una persona aveva scalato per lui il Dhaulagiri. Così, voleva saperne di più e mi chiedeva un’intervista. Ho acconsentito, ma gli ho chiesto da dove mi scrivesse, visto che avevo provato un brivido leggendo il messaggio: “Ciao mamma”. Ha risposto subito dicendo che scriveva da Calcutta e quindi gli ho domandato come mai mi avesse salutato con “Hi Mam”. Mi ha spiegato che il messaggio doveva esordire con l’abbreviazione di Madame, signora, ma conteneva un errore ortografico. Perciò, quella mattina l’ho letto diversamente. Nell’intervista mi hanno posto delle domande incredibili, anche sul significato della morte e hanno fatto un servizio bellissimo su Luca da Calcutta. Poi c’è stato un altro messaggio che arrivava dall’Indonesia. Alla notizia della scomparsa di mio figlio, un indonesiano ha composto una melodia alla chitarra, l’ha postata su You Tube e si intitola “A song for Luca”, cioè Una canzone per Luca”.

Com’è nata l’idea di questo libro dal titolo “Portami lassù”?

Si è chiuso un profilo (profilo Facebook, ndr) e si è aperto un libro. Il profilo di Luca aveva incuriosito una giornalista del Corriere della Sera, aveva fatto notizia il mio modo di tenerlo aperto e il fatto della chiusura. Ho raccontato la nostra storia in tv da Gramellini e tutto il concatenarsi di eventi ha attirato l’attenzione di Mondadori. Quindi, non sono stata io a cercare il libro, ma il libro a cercare me. La casa editrice mi ha proprio chiesto di scrivere secondo la modalità con cui agivo su Facebook e per me non c’era niente di più bello e semplice. L’aspetto più difficile è stato ricordare i particolari, perché questa vicenda mi lacera il cuore ancora adesso. Per esempio, non sono ancora capace e non so se lo sarò mai, di guardare Luca dritto negli occhi ritratto in una foto. Mi fa ancora troppo male”.

Hai presentato il libro in molti luoghi. Qual è la domanda che ti rivolgono più spesso?

Dove trovo la forza, il sorriso, come è possibile. Nel libro parlo di “UARI UARI”, di un’energia che arriva da Luca. Sicuramente è così, però il segreto più vero e profondo è la forza e l’energia che può derivare solo dalla fede”.

… E quella che ti ha emozionato di più?

Tutte, non c’è una scala. Quando si parla di Luca mi emoziona tutto”.

La domanda che non ti hanno ancora fatto?

Quando scriverai il prossimo libro su Luca? Sul dopo “Portami lassù”, cosa è successo dopo il libro, com’è cambiata la nostra vita, le finestre che si sono aperte, il legame con la gente. A me piacerebbe e avrei già del materiale”.

Il luogo in cui hai presentato il libro che ti è rimasto nel cuore?

È stato presso la parrocchia del Cuore Immacolato di Maria a Cuneo. Ai piedi di quell’enorme croce è iniziato tutto: ho ricevuto la Prima Comunione, mi sono sposata, Luca è stato battezzato e, sempre ai piedi di quella croce, Luca è partito. Sono molto grata al parroco don Ocio, don Carlo Occelli, che ha riposto in me una grande fiducia. Presentare un libro in una chiesa non è tanto comune. Normalmente un libro si presenta nel salone parrocchiale. Mi ha concesso il luogo più sacro ed importante che ci possa essere e la chiesa era piena”.

Che cosa desideri che provi il pubblico che viene alla presentazione del tuo libro?

Desidero che provi emozioni di tutti i tipi. Voglio che le corde del cuore delle persone vibrino, sia per l’emozione, intesa come un sentimento forte, legato al tema di un ragazzo che non c’è più, sia per emozioni positive”.

Sogniamo. Se il libro e la vita di Luca diventassero un film, chi vorresti alla regia, come attori e che colonna sonora?

Poco dopo l’incidente, mio marito ed io ci siamo detti che se fosse stato possibile escludere la tragedia immane, le nostre vicende sarebbero state un film meraviglioso. I fatti che sono successi, dagli ultimi giorni di vita di Luca in poi, si sono svolti come in un film. Arrivando al sogno, come regista ci piacerebbe Clint Eastwood, mentre per il ruolo di mio marito Vittorio vorrei George Clooney. L’attrice che mi potrebbe impersonare è Julia Roberts, per Luca e Giulia (la figlia, ndr) non ci abbiamo ancora pensato. La colonna sonora ci piacerebbe fosse scritta da Ludovico Einaudi”.

Parliamo di te. Che tipo di donna sei?

Sono una donna ottimista. Vedo positivo in tutto, se ci sono delle difficoltà cerco la soluzione. Mi sono sempre ritenuta fragile, però mi sono ritrovata forte. Sono stata convinta di essere fragile, perché per cinquantadue anni ho avuto un riferimento costante, mia mamma. Con lei mi sentivo forte e temevo di non farcela da sola. Invece, alla fine, ho capito di essere abbastanza forte, dopo tutto quello che mi è successo. Comunque, se mi dovessi definire, direi che sono una mamma, indipendentemente da ciò che è accaduto. Poi insegnante e casalinga”.

Che cosa ti fa felice oggi?

La felicità pura è una parola grossa, mi manca un pezzo per essere al cento. Ciò che mi fa star bene è sapere che domani farò qualcosa è c’è anche Luca di mezzo. Per adesso sto bene pensando ai programmi che riguardano la presentazione del libro, perché ho l’occasione per parlare di lui”.

Hai qualche rimpianto?

Nei confronti di Luca, paradossalmente no. Dal quel lato, la vita con me è stata buona. Sono riuscita a dirgli tutto, anche a fargli capire la mia paura nei confronti della montagna”.

Che cosa ti fa rabbia?

Nei confronti di Luca e di ciò che è successo non ho mai provato rabbia”.

Il tuo motto?

Quando ti capita il buio della notte che può essere per qualsiasi causa, non bisogna perdere la speranza, perché l’aurora prima o poi compare. Bisogna apprezzare la vita finché ce n’è. La notte se ne va quando accetti quel che la vita ti fa vivere”.

Sei una donna che trasuda gioia e coraggio. Qual è il tuo segreto?

Il carattere e la fede. Ho sempre amato la vita, sono tornata ad amarla anche se, rispetto a prima, ora è monca”.

Chi ti ha supportata in questo tempo di gioie e dolori?

Ci siamo supportati noi tre. Siamo diventati un’unica persona, Giulia, Vittorio ed io”.

Oggi, nella tua vita, che cosa c’è al primo posto?

La scala di valori non è cambiata. Ho sempre avuto la famiglia ed i figli al primo posto. Quello che è cambiato è il fatto che se prima potevo prendermela per delle cose terrene, ora anche quelle mi scivolano addosso”.

Che cosa c’è sul tuo comodino?

“Un piccolo libricino di preghiere, le foto dei miei figli da piccoli e la foto di mia mamma. Quest’ultima è stata messa sul comodino solo ora, a distanza di un anno dalla sua dipartita. Quella di Luca, per adesso, non può essere messa sul mobile”.

Il più bel complimento che hai ricevuto?

Grazie per l’esempio! Mentre, riferito al libro, il complimento più bello l’ho ricevuto da un sacerdote che mi ha detto: “Lo sto rileggendo per la terza volta””.

La tua paura?

Prima non avevo paura, perché non ero apprensiva. Ora non ne ho più, poiché la cosa più tragica che poteva succedere è già accaduta. Quale paura vuoi che abbia? Non posso pensare di avere paura per Giulia, proprio non ce la faccio. D’istinto, nella mia mente quest’emozione non c’è”.

A chi consigli il tuo libro, “Portami lassù”?

A tutti, è una lettura di vita in cui Luca parla in prima persona. Lui puntava a grandi obiettivi, ma quando doveva ringraziare era emozionato. Se adesso fosse qui mi direbbe che è emozionato e “Grazie mamma!””.

Che lezione trarne? Una metafora di resistenza e quiete con un messaggio di speranza a tutte le donne come ce ne sono tante. Donne di tutto il mondo, uniche seppur anonime. Madri che sempre, in ogni angolo della Terra, cercano di scalare la montagna del dolore, costruire gesti di pace, giustizia, solidarietà, riconciliazione… Con le armi del coraggio e della pazienza, dell’amore e della tenerezza. E con la forza di un sorriso.

Silvia Gullino

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