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Agricoltura | 10 maggio 2019, 07:45

A Roaschia e Valdieri è nato il Consorzio delle Patate di Montagna “I Balin dal Re” sostenuto dai due Comuni (FOTO)

Al momento ne fanno parte una quindicina di imprenditori, ma l’ingresso è aperto a tutte le aziende agricole della Valle Gesso localizzate sopra i 700 metri di altitudine. Lo hanno creato alcuni coraggiosi giovani anche per valorizzare i territori della zona, che stanno soffrendo l’abbandono. Il tubero, più piccolo rispetto a quello normale, ha un sapore dolce e piacevolmente sorprendente. E il Consorzio ne garantisce l’alta qualità e la sicurezza alimentare

Nicolò, Tiziano e Guido con una confezione di Patate di Montagna della Valle Gesso

Nicolò, Tiziano e Guido con una confezione di Patate di Montagna della Valle Gesso

“Si narra che, dopo la metà del 1800, il Re, innamorato di queste montagne, scendendo da una battuta di caccia dal Col dell’Arpiun, s’imbattè, in località Desertetto, in un contadino di Tetti Frè intento a far cuocere nel pèrol (pentolone) i “balin di puare”, ossia le patate piccole. Il Re, affamato, chiese di poterne assaggiare qualcuna. Il contadino, distrattamente rispose: “Ne prenda pure, intanto le diamo solo ai maiali”. Solo alzando lo sguardo si accorse, mortificato, di essere davanti al Re. Quest’ultimo, anziché arrabbiarsi, ne apprezzò il gusto e se ne procurò due sacchi da farsi recapitare a palazzo”.

Partendo da questa storia-leggenda e sostenuti da un profondo amore nei confronti del loro territorio, alcuni giovani e coraggiosi agricoltori hanno costituito, lo scorso 26 aprile, il Consorzio per la Valorizzazione e la Tutela delle Patate di Montagna della Valle Gesso “I Balin dal Re”. Un tubero di dimensioni più piccole rispetto a quelle normali, ma dal sapore dolce e piacevolmente sorprendente.

Al momento si sono associate una quindicina di aziende rurali di Valdieri e di Roaschia: Comuni le cui amministrazioni hanno sostenuto con forza il progetto insieme all’Unione Montana “Alpi del Mare” della quale fanno parte entrambi gli Enti. Per questo motivo, il Consorzio ha deciso di nominare soci onorari i due sindaci: Giacomo Gaiotti per Valdieri, anche vicepresidente dell’Unione, e Bruno Viale per Roaschia, anche consigliere provinciale. La sede del nuovo organismo è nel Municipio di quest’ultimo paese.

Lo Statuto e il Disciplinare prevedono che possano aderire le imprese agricole di Entracque, che è in Valle Gesso, ma ha un proprio Consorzio della Patata. Un’apertura importante verso quel Comune, la cui scelta, alcuni anni fa, era stata di lavorare insieme ad altri territori con la costituzione dell’Unione Montana “Alpi Marittime”. La condizione essenziale per tutti è la coltivazione del tubero sopra i 700 metri di altitudine.

La struttura organizzativa del Consorzio ha come presidente Nicolò Ghibaudo, 26 anni, coadiuvante nell’azienda condotta dal padre a Roaschia, e come vicepresidente Tiziano Boerio, 32 anni, gestore, con la moglie, della struttura rurale “Lu Garun Rus” nella frazione Andonno di Valdieri. Li aiutano i consiglieri Guido Giordana del 1976 e Alberto Rosso del 1978: entrambi produttori di patate per passione e regolarmente titolari di partita Iva, ma con altre attività principali.

“L’idea di dare vita al Consorzio - raccontano Nicolò, Tiziano e Guido - è nata per far conoscere e valorizzare in modo ulteriore il territorio della Valle Gesso che già i Savoia apprezzarono costruendo la casa di caccia. “I Balin dal Re” rappresentano un valore aggiunto e uno strumento per raggiungere lo scopo. Anche se l’iniziativa si è inserita nel contesto più ampio del progetto “Segale” di Valdieri, voluto dal Parco delle Alpi Marittime per promuovere l’antica coltivazione del cereale la cui granella era usata come cibo e la paglia per la copertura dei tetti delle case. Un percorso, quest’ultimo, ricco di successi, con l’interessamento da parte di altri territori piemontesi. Il tutto nell’ottica di rilanciare la nostra montagna e l’agricoltura che, purtroppo, sta lentamente scomparendo”.

Il vostro si può considerare un gesto di coraggio e di amore nei confronti della Valle Gesso? “Sicuramente, perché i terreni in questa zona sono per lo più formati da piccoli appezzamenti in forte pendenza e con la presenza di molte pietre. Quindi, di più difficile lavorazione in quanto si possono impiegare solo piccoli macchinari e la maggior parte delle attività deve essere effettuata a mano”.

Avete avuto degli aiuti importanti per costituire il Consorzio? “Oltre a quelli degli amministratori locali, dobbiamo ringraziare il tecnico della Coldiretti, Simone Marchisio, il quale ci ha seguito sia dal punto di vista burocratico che a livello delle possibili nuove tecnologie per portare avanti la coltura”.

Per quali motivi il Comune di Roaschia sostiene l’iniziativa? Lo spiegano il sindaco, Bruno Viale, e la vicesindaco, Graziella Viale. “Sono ragazzi da ammirare - dicono - ai quali abbiamo sentito subito il dovere di fornire un appoggio. E’ vero che a Entracque c’è dal 1998 il Consorzio della Patata che, però, valorizza solo il tubero prodotto sul territorio di quel Comune. Nel massimo rispetto di quanto già fatto da loro, ci è sembrato necessario tutelare anche i contadini degli altri Comuni in quota della Valle Gesso che piantano questa patata di altissima qualità. Per far crescere il territorio occorre fare rete, costruire insieme e non guardare solo al proprio orticello. In Valle Gesso c’è una maturità politico-imprenditoriale per cui si è consapevoli che i campanilismi non funzionano più. Ma bisogna tradurla in pratica”.

Con quali azioni? “I Comuni di Valdieri e di Roaschia e l’Unione “Alpi del Mare”, che comprende anche Boves, Chiusa Pesio e Peveragno, fin dall’inizio della costituzione hanno avuto una visione ampia e di apertura del territorio al proprio interno e all’esterno. Su questo percorso, come sostiene il presidente dell’Unione e sindaco di Peveragno, Paolo Renaudi, bisognerebbe creare un sistema per commercializzare insieme i prodotti tipici di ogni Comune. Un luogo, cioè, dove il consumatore li possa trovare e acquistare tutti”.

Ma non pensate che si possa creare una rivalità con Entracque? “Assolutamente no. Anzi crediamo nella collaborazione tra i due Consorzi. Noi potremo consigliare  il consumatore che non trova più “I Balin dal Re”, in quanto la produzione disponibile è terminata, di andare ad acquistare la patata di Entracque. Così come riteniamo possa avvenire dall’altra parte nei nostri confronti”.          

UNA PATATA DI ALTA QUALITA’

Per avere una patata di alta qualità, dal sapore straordinario e garantita dal punto di vista della sicurezza alimentare il Consorzio “I Balin dal Re” si è dotato di regole rigide da seguire. Quest’anno, i tuberi da piantare sono stati comprati da un fornitore che ne assicurasse le caratteristiche indispensabili di salubrità e di genuinità attraverso la certificazione. In totale, per tutte le aziende associate, l’acquisto ha raggiunto i 20 quintali, che significherà una produzione finale di 200 quintali.

Dicono Nicolò, Tiziano e Guido: “A conferire alle patate quei connotati organolettici unici e di altissima qualità non è la provenienza dei tuberi da piantare, ma il terreno della nostra valle, ricco di potassio e di calcio, oltre i 700 metri di quota e florido perché non ha subìto, in passato, lo stress delle coltivazioni intensive”.

Alcune regole del Disciplinare? “Il divieto assoluto di usare prodotti chimici nell’intero percorso produttivo. Poi, mantenere il suolo fertile impiegando letame bovino o equino come concime e applicare il metodo operativo della rotazione colturale: cioè piantare la patata sullo stesso campo per un massimo di tre anni e, dopo, lasciarlo rigenerare per due con altre coltivazioni. Perché è proprio il tubero ad assorbire il maggiore nutrimento dal terreno. Infine, le lavorazioni devono essere effettuate principalmente a mano. Per questo motivo non puntiamo a vendere alla grande distribuzione, ma subito al consumatore finale per offrirgli un alimento di nicchia e tutelato”. 

Un prodotto biologico? “La certificazione bio la deve chiedere, se vuole, ogni azienda. Ma per le regole che ci siamo dati lo si può considerare tale. Anche per quanto riguarda la sua conservazione che deve avvenire in Valle Gesso e, come una volta, nelle antiche cantine. Seguendo il percorso naturale di “invecchiamento” senza l’uso di sostanze alteranti. La vendita può avvenire solo dal 15 luglio al 15 marzo dell’anno successivo, proprio perché essendo stato conservato naturalmente negli altri mesi si trasforma, deperisce, mette i germogli e non ha più le caratteristiche adeguate per essere cucinato”.

Come viene garantita l’autenticità del vostro tubero? “Ogni confezione, da 3, 5, 10 o 25 chilogrammi, a seconda della richiesta del cliente, è accompagna dal logo “I Balin dal Re” in cui sono rappresentate alcune immagini simbolo della Valle Gesso: il Re a cavallo, la sua casa di caccia e la patata. E su ogni etichetta ci sono anche i dati delle singole aziende per rendere tracciabile la provenienza del tubero. Quindi, chi compra l’imballo con il marchio può essere sicuro di avere un prodotto lavorato da piccoli imprenditori di montagna e che ha le caratteristiche riconosciute dal Consorzio”.

Inoltre? “Per dare una tutela in più al consumatore, conoscendo la produzione delle aziende associate, distribuiamo ad ognuna di esse solo le etichette corrispondenti. In questo modo “I Balin  dal Re” non possono improvvisamente comparire sul mercato se coltivate da un’altra parte. Un forma importante di autocontrollo della produzione”.

A proposito di controlli, come vengono effettuati? “Ogni azienda deve comunicare le particelle dei terreni sulle quali pianta le patate. C’è un Ente certificatore esterno al Consorzio che verifica i campi utilizzati. Lo stesso organismo effettua le analisi del prodotto e i controlli dei luoghi della loro conservazione”.  

LA VENDITA

La patata “I Balin dal Re” inizialmente sarà acquistabile, a partire dalla prossima estate, direttamente nelle sedi delle aziende agricole o dai “privati” titolari di partita Iva che hanno aderito al Consorzio. Ma non solo.

“Vorremmo - affermano Nicolò, Tiziano e Guido - aprire un punto vendita, nel quale ruoteranno i consorziati, lungo la strada provinciale della Valle Gesso. Così da avere una visibilità maggiore ed essere più facilmente raggiungibili dai consumatori. E cercheremo una collaborazione con i negozi e i ristoranti di valle per, nel primo caso, avere un espositore con il prodotto e, nel secondo, valorizzare la nostra patata inserita nelle loro proposte gastronomiche”.

Aggiunge il sindaco Viale: “Come Comune, abbiamo messo a disposizione del Consorzio piazza Ortigara con l’obiettivo di effettuare un mercato della patata il sabato mattina. Soprattutto nei mesi estivi quando in Valle Gesso c’è molta affluenza di turisti. E stiamo lavorando per organizzare una sagra annuale del prodotto”.   

LE PROSPETTIVE FUTURE

Sottolineano Nicolò, Tiziano e Guido: “L’obiettivo è di crescere come aziende associate perché potenzialmente, solo a Valdieri e Roaschia, si potrebbe arrivare a venticinque. Inoltre, vogliamo migliorare ancora la qualità della patata, promuovendo sempre di più, anche attraverso questo prodotto, la nostra Valle Gesso. Valorizzando un prodotto, infatti, si valorizza l’intero territorio”.  

I PROBLEMI DELL’AGRICOLTURA DELLA ZONA

“In questi anni - osservano Nicolò, Tiziano e Guido - dalle Istituzioni, non quelle comunali che, al contrario, ci hanno sempre aiutato, siamo stati abbandonati. Le norme vengono fatte a tavolino o sentendo gli agricoltori di altre zone. In Valle Gesso nessuno ci ha mai interpellato o ascoltato. E la burocrazia ci soffoca. Nel rispetto delle Leggi, servono maggiore flessibilità e regole semplici per le aziende di montagna”.

Un esempio? “Ai bandi del Programma di Sviluppo Rurale è sempre più difficile partecipare per la loro complessità. E poi sono studiati per le grandi aziende, perché chiedono una compartecipazione in denaro sui progetti presentati che le nostre piccole strutture non possono investire. A volte ci servirebbe un’attrezzatura da 3000 euro. Ma dai bandi siamo esclusi in quanto la spesa è troppo bassa. E allora, per andare avanti, cerchiamo di aggiustarci da soli. Come possiamo. Spesso, per fortuna, riusciamo a farlo con i vicini di azienda perché si è instaurato un buon rapporto e c’è una buona collaborazione”.     

Il Consorzio volutamente è nato in queste settimane di luna calante quando si piantono le nuove patate. Un gesto di buon auspicio e legato alle tradizioni per un prodotto che, grazie alla passione e all’impegno dei giovani agricoltori coinvolti, vuole diventare un punto di riferimento per l’intera Valle Gesso. La montagna non viene abbandonata se le aziende, aiutate dalle Istituzioni, riescono a trovare degli spazi lavorativi che garantiscano loro una vita decorosa anche dal punto di vista economico. Altrimenti sono solo parole al vento. Per “I Balin dal Re” ci sono i presupposti affinché le parole possano tradursi in fatti concreti.       

Sergio Peirone

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