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Agricoltura | 03 maggio 2019, 07:45

Sacchetto (Assortofrutta): “Il settore della frutta è in difficoltà perché l’Italia non firma accordi bilaterali con i Paesi extraeuropei”

Il presidente delle Organizzazioni di Produttori del Piemonte esprime la preoccupazione del comparto perché non si vedono prospettive all’orizzonte. Continua l’embargo da parte della Russia mentre il memorandum la “Nuova Via della Seta”, sottoscritto con la Cina, non porterà risultati nel breve periodo. E dice amareggiato: “La nostra agricoltura ha prodotti di grande qualità, ma conta sempre di meno”

Il presidente di Assortofrutta Domenico Sacchetto e la raccolta delle mele nella stagione 2018 all'azienda agricola Alberti di Cuneo

Il presidente di Assortofrutta Domenico Sacchetto e la raccolta delle mele nella stagione 2018 all'azienda agricola Alberti di Cuneo

La frutta in provincia di Cuneo rappresenta un settore importante, con 8000 aziende agricole interessate, sei milioni di quintali coltivati per un controvalore di 400 milioni di euro. Quali sono le previsioni per la raccolta 2019?

Lo abbiamo chiesto a Domenico Sacchetto: frutticoltore di Lagnasco e presidente di Assortofrutta Piemonte, l’Associazione alla quale aderiscono le Organizzazioni di Produttori del territorio regionale. “E’ ancora un poco presto per indicare delle prospettive -  sottolinea Sacchetto - ma sicuramente saranno minori i quantitativi di pere perché c’è stata una fioritura scarsa. Così come mancheranno le mele rosse Red Delicious. Sui kiwi, purtroppo, lo scorso anno sono stati rimossi altri 500 ettari di impianti per l’asfissia radicale. Quanto è rimasto, comunque, sembrerebbe non avere problemi. Il resto è stato sostituito, in maggior parte, con piccoli frutti e ciliege. Invece, le altre varietà di frutta promettono bene”.

Il consumo delle mele? “In Italia e in Europa scende del 2-3% all’anno. Siamo preoccupati: qui il mercato si riduce e abbiamo maggiori quantità di prodotto da smerciare. Ma vale per tutte le colture, non solo per le mele. La frutta della provincia di Cuneo e del Piemonte è molto apprezzata all’estero, in quanto è genuina, salubre e di qualità. Però la vendita sui mercati extraeuropei anziché aumentare, come speravamo, si è dimezzata”.

Quali i motivi? “In Nord Africa i contrasti politici hanno bloccato le vendite. E dal 2014 continua ad esserci il blocco totale da parte della Russia dell’importazione di frutta e verdura come risposta alle sanzioni dell’Unione Europea. Un provvedimento che ci sta penalizzando tantissimo sull’intera gamma produttiva del settore. Per quanto riguarda mele e pesche in quel Paese esportavamo il 50% della produzione”.

Non si intravedono spiragli? “A un certo punto la difficoltà sembrava essersi risolta, poi è rimasto tutto come prima. Speriamo che, dopo le elezioni europee, il nuovo Parlamento abbia la volontà di sbloccare  la situazione”.

Con la Cina la firma dell’accordo la “Nuova Via della Seta”, per favorire le esportazioni italiane in quel Paese, non sta portando risultati positivi? “Sono stato a Roma insieme ad altri rappresentanti del settore, ma alla nostra domanda precisa, al Ministero delle Politiche Agricole, sul come procedesse la situazione ci è stato risposto che si erano riallacciati i rapporti. Però, null’altro di concreto: almeno nel breve periodo. Noi, invece, speravamo proprio che fosse la volta buona per partire subito con l’export”.

Come vi sentite? “Delusi e amareggiati. Forse l’accordo ha portato dei risultati al settore industriale. Invece, quello agricolo è rimasto alla finestra. Mi sorge spontanea una domanda: il mondo rurale italiano conta sempre di meno nel nostro Paese e in Europa?”.

Cosa servirebbe? “La Ue lascia ai Paesi membri la possibilità di accordarsi singolarmente con le altre nazioni. Ma in questo modo vanno tutti in ordine sparso a seconda delle loro convenienze. Una situazione incomprensibile che ci sta danneggiando oltre misura. La Polonia e la Francia, ad esempio,  esportano frutta in Cina, in Vietnam, in Giordania. Al contrario, il nostro Ministero del settore o conta poco o non ha poteri decisionali. L’Italia importa di tutto e di più dall’estero, comprese le mele cinesi, e ha pochissimi sbocchi di vendita verso l’esterno. A questo punto, continueremo a chiedere al Governo di firmare degli accordi bilaterali con i Paesi extraeuropei dove ci sarebbe parecchio spazio per la nostra produzione. Però, stiamo anche perdendo la speranza che si possano realizzare”.  

Nel Saluzzese, durante il periodo della raccolta, tornerà a ripresentarsi la questione degli stagionali della frutta. “Rispetto ad alcuni fa, grazie alla collaborazione di istituzioni, Caritas,  associazioni di categorie e aziende, la situazione è migliorata. Speriamo di riuscire a renderla ancora più positiva. Nell’intero 2018 sono stati assunti 2700 stagionali extracomunitari - albanesi, marocchini e africani - in regola con i permessi di soggiorno. E la maggior parte di loro sono stati sistemati nei locali resi disponibili dalle stesse imprese frutticole. Quindi, non dobbiamo nascondercelo: i regolari non vengono qui a dare fastidio, ma a lavorare. E servono. Anzi, sono diventati indispensabili”.                

Sergio Peirone

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