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Cronaca | 15 aprile 2019, 19:30

Colonscopia gli perforò l’intestino: il giudice prende tempo per decidere sulle accuse a un medico albese

In tribunale ad Asti nuova udienza nel procedimento che vede coinvolto un sanitario del "San Lazzaro"

L'ospedale "San Lazzaro" di Alba, dove venne effettuato l'esame ora al centro del procedimento giudiziario

L'ospedale "San Lazzaro" di Alba, dove venne effettuato l'esame ora al centro del procedimento giudiziario

Attesa per la scorsa settimana, arriverà solo tra qualche giorno la decisione con cui il giudice presso il Tribunale di Asti Francesca Di Naro dovrà dire se il processo per il presunto caso di malasanità verificatosi all’ospedale "San Lazzaro" di Alba il 9 gennaio 2018 dovrà essere celebrato oppure venire definitivamente archiviato, così come richiesto nei mesi scorsi dal pubblico ministero Simona Macciò.

Della vicenda avevamo dato conto da queste pagine nelle scorse settimane (qui l’articolo). Un 74enne residente a San Damiano d’Asti, F.C., in quella giornata venne sottoposto a una esofagogastroduoduenoscopia presso il nosocomio albese. A distanza di alcuni giorni dal delicato esame ritornò però in ospedale lamentando forti dolori all’addome. Ai suoi danni fu accertata una perforazione del viscere e l’uomo venne sottoposto a un intervento in urgenza e a quello che lo stesso paziente avrebbe successivamente descritto come un lungo e complesso periodo di riabilitazione, lamentando anche il continuo bisogno di costante assistenza infermieristica.

Il paziente si è quindi rivolto al giudice protestando un preciso collegamento tra quanto rilevato ai suoi danni e uno svolgimento dell’esame realizzato senza la dovuta perizia. Per accertare l’effettiva causalità di quanto lamentato dal paziente, il Pm richiese una perizia tecnica al dottor Matteo Luison, medico legale in servizio presso la sede di Acqui Terme dell’Asl di Alessandria. Nella sua relazione il perito avrebbe sì confermato la presenza della perforazione, ma sostenuto al contempo che lo svolgimento di tale tecnica endoscopica sarebbe avvenuto nel rispetto delle prescritte linee guida mediche.

Sulla base di tale relazione, lo scorso 29 gennaio lo stesso Pm aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, escludendo responsabilità a carico del medico che effettuò l’esame e lasciando aperta la possibilità di una richiesta di risarcimento in sede civile. F.C. si è però opposto alla richiesta di archiviazione, chiedendo che sul caso possa essere disposta una nuova perizia.

Il giudice Francesca Di Naro si è riservata di verificare ancora gli atti e la richieste di archiviazione presentate dall’avvocato albese Roberto Ponzio in difesa del medico coinvolto nel procedimento e l’opposizione all’archiviazione avanzata invece dall’avvocato della vittima, Erik Stefano Bodda.

Il mio assistito è entrato in ospedale con le proprie gambe e dopo non ha più camminato”, ha argomentato il legale astigiano, mentre il collega albese ha ribadito che secondo il suo giudizio, "l’operato del medico non può essere giudicato colposo. Lo abbiamo dimostrato con un memoriale tecnico redatto dal dottor Lorenzo Varetto, specialista in medicina legale, e dal professor Alberto Foco, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva. Sono state rispettate le linee guida per l’esecuzione dell’accertamento diagnostico, previa acquisizione del consenso informato. Inoltre la letteratura scientifica registra una percentuale di perforazioni anche con manovre ben condotte".

A giorni la decisione del giudice, che potrà disporre la definitiva archiviazione del procedimento, disporre un’integrazione probatoria oppure imporre la cosiddetta "imputazione coatta", invitando il pubblico ministero a formulare un capo di imputazione a carico del medico in servizio presso l’ospedale albese.

Betty Martinelli

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