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Cronaca | 15 aprile 2019, 11:06

L'autopsia dirà l'ultima parola sulla morte del braidese Mauro Regis, tra i condannati per l'omicidio di Salvatore Ghibaudo

Il giovane rinvenuto privo di vita nella sua abitazione di Bra. Possibile che non abbia retto al peso della pena inflittagli dal tribunale di Asti nel gennaio scorso: 19 anni di carcere per il suo coinvolgimento nell’omicidio del 37enne giardiniere

Mauro Regis, in una foto pubblicata sul suo profilo Facebook

Mauro Regis, in una foto pubblicata sul suo profilo Facebook

Il caso è in mano al pubblico ministero presso la procura di Asti Francesca Dentis, che ha disposto l’autopsia per escludere ogni possibile diversa lettura di quanto accaduto nell’abitazione di viale Madonna dei Fiori dove venerdì scorso, 12 aprile, il 23enne Mauro Regis è stato trovato privo di vita.

Nell’attesa che a pronunciarsi sia il medico legale, quella di un gesto anticonservativo rimane la pista più accreditata per dare una spiegazione alla morte del giovane, il cui nome è divenuto tristemente noto in questi anni per il suo coinvolgimento in quello che era stato battezzato dalle cronache come il "delitto del pioppeto": l’omicidio del 37enne giardiniere braidese Salvatore Ghibaudo, uscito di casa il 10 giugno 2016 e mai più rientrato, e il cui corpo era stato ritrovato nelle campagne di strada Falchetto dopo due settimane di vane ricerche, ferito a morte da tre colpi di pistola.

Lo scorso 7 gennaio il Tribunale di Asti aveva emesso nei confronti del 23enne una condanna in primo grado a 19 anni di carcere. Il giudice Alberto Giannone lo aveva giudicato colpevole di aver avuto una parte nell’omicidio del giardiniere, che secondo la tesi della Procura sarebbe stato accompagnato sul posto dallo stesso Regis e freddato dal sodale di quest’ultimo, il 26enne Mauro Novi, quest’ultimo condannato a 30 anni quale autore materiale di un delitto che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era maturato in ambienti legati allo spaccio di stupefacenti, commesso al culmine di una lite sfociata per l’opposizione avanzata dal Ghibaudo di fare da esca a un quarto soggetto, nei confronti del quale il Novi avrebbe avuto un debito di droga.

Ora, mentre a giorni dovrebbero venire depositate le motivazioni della sentenza di primo grado, il processo perde tragicamente uno dei suoi protagonisti. La condanna è probabilmente pesata come un macigno sulla capacità di questo giovane di condurre oltre una vita già minata dalla contingenza con la droga e dalle difficoltà di un vero reinserimento, mentre proprio la spada di Damocle del carcere (in attesa del giudizio d’appello Regis era sottoposto a obbligo di firma presso la caserma dei carabinieri e a obbligo di dimora, non potendosi allontanare dalla sua residenza) sembrava allontanare a un tempo troppo lontano la conquista di una vita finalmente normale.

Redazione

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