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Agricoltura | 12 marzo 2019, 07:45

La famiglia Demarchi gestisce Cascina Campagnole di Saluzzo da quasi un secolo. Ora alleva mucche da latte e coltiva mais, foraggio e frutta (FOTO)

La storia ce la racconta Paolo, 36 anni, laureato in Amministrazione Aziendale. Con lui si occupano dell’attività il papà Biagio, lo zio Roberto e il fratello Maurizio. Il cugino Alberto, pur essendo titolare, ha un’altra occupazione. Dice Paolo: “Ho scelto questo mestiere perché mi ha sempre appassionato. E mi sarebbe dispiaciuto buttare al vento il tanto impegno e la tanta fatica di chi mi ha preceduto”

Paolo con la moglie Enrica e la figlia Ginevra nel frutteto di pesche

Paolo con la moglie Enrica e la figlia Ginevra nel frutteto di pesche

Via dei Romani si trova oltre il centro abitato di Saluzzo verso Torino. Lungo la strada, in mezzo alla campagna, con il Monviso che, nelle giornate luminose, svetta imponente, c’è l’azienda agricola Demarchi di Cascina Campagnole. Lì si respira, a pieni polmoni, l’aria della natura. Nel cortile e negli spazi circostanti, così come nella stalla e nei frutteti, tutto è in ordine. Risultato dell’impegno continuo e costante per offrire l’immagine di un’impresa di grandi dimensioni, però efficiente e che sa stare al passo con i tempi nel solco delle antiche tradizioni contadine.

La conducono Biagio, nato nel 1947, con i figli Paolo, 36 anni, e Maurizio, 46 anni, e il fratello Roberto, nato nel 1956, il cui figlio, Alberto, 34 anni, ne è titolare, però svolge un altro mestiere. A loro danno una preziosa mano le mogli di Biagio e Roberto: Maria Teresa e Orestina. Inoltre, ci lavorano alcuni dipendenti con contratto a tempo determinato: un paio nella stagione invernale e una decina durante l’estate. A raccontarci il passato, il presente e il futuro dell’attività è Paolo, laureato in Amministrazione Aziendale, marito di Enrica e papà della piccola Ginevra di due anni.  

UNA STORIA CHE AFFONDA LE RADICI NEGLI ANNI VENTI DEL 1900

Campagnole è una cascina storica del Saluzzese. Le sue origini, infatti, risalgono al 1772. Negli Anni Venti del 1900 la acquista Biagio: il bisnonno di Paolo, Maurizio e Alberto. Ha quattro figli, che lavorano nell’azienda paterna. Negli Anni Cinquanta i quattro fratelli imboccano strade diverse: Andrea, Filippo e Giuseppe si spostano in altre strutture rurali e a Campagnole rimangono Chiaffredo e la moglie Maria: nonni di Paolo, Maurizio e Alberto.

Poi, nel 1972, l’azienda passa in mano a Biagio, papà di Paolo e Maurizio, e a Roberto: papà di Alberto. Con il loro subentro, l’attività cambia indirizzo: l’allevamento di bovini di Razza Piemontese viene convertito in quello di mucche di Razza Frisona da latte e, nel corso degli anni, parte anche la coltivazione della frutta con impianti di mele, pesche, kiwi e susine. L’azienda cresce come superficie di terreni disponibili e numero di capi gestiti.

Nel 2007 diventano contitolari i tre figli. Adesso, l’azienda ha 130 mucche in mungitura e nei campi coltiva il mais per il mangime e gli insilati e si occupa del foraggio per ricavare il fieno: colture usate nell’alimentazione degli animali. Una parte della superficie è destinata a frutteto. Nel 2017 i kiwi devono essere estirpati a causa dell’asfissia radicale che, nel periodo precedente, aveva colpito le piante. Il loro posto viene preso da ulteriori cereali e impianti di susine.

Chiediamo a Paolo come mai ha scelto di rimanere in azienda. “Innanzitutto - risponde - per la passione. Se non c’è la passione non fai l’agricoltore. A me, poi, è entrata subito nel sangue, in quanto sono nato e cresciuto in questo ambiente. Mi ha sempre dato soddisfazione stare a contatto con la natura e lavorare a Saluzzo. Inoltre, c’è l’aspetto di avere alle spalle un’azienda di famiglia già avviata da più generazioni. Una straordinaria opportunità che mi sarebbe dispiaciuto molto non poter proseguire, perché avrebbe significato buttare al vento il tanto impegno e la tanta fatica di quanti mi hanno preceduto”.  

LA QUALITA’ DELLE PRODUZIONI E LA VENDITA

Paolo: “Per ottenere la qualità e la sicurezza alimentare bisogna lavorare bene. E per lavorare bene occorre essere attrezzati. Il buon latte è frutto di due scelte: l’alimentazione degli animali e il loro benessere. Sul primo fronte non prepariamo direttamente il mangime, ma forniamo a chi ce lo miscela le nostre materie prime di cui abbiamo la certezza della salubrità. Inoltre, ci avvaliamo della collaborazione di tecnici che studiano le diete più adatte ai bovini. Per quanto riguarda il benessere animale la stalla è dotata di impianti di ventilazione per non far patire il caldo alle mucche, la copertura è costruita con pannelli coibentati, stiamo attenti a mantenere la massima pulizia nelle cuccette e che gli animali dispongano di spazi adeguati per potersi muovere”.

A chi vendete il latte? “Alla Biraghi di Cavallermaggiore per fare la linea Gran Biraghi e il gorgonzola Dop. I controlli, perciò, sono molto attenti, costanti e curati”.

A livello di frutticoltura? “Abbiamo la certificazione Global Gap richiesta dalla grande distribuzione alla quale, attraverso la Cooperativa Ribotta Group di Revello,  forniamo i nostri prodotti. Quindi dobbiamo rispettare i rigidi parametri richiesti. Facendo l’uso minimo di sostanze chimiche e adottando molto i metodi naturali e alternativi per combattere gli insetti dannosi. Come la confusione sessuale”.     

LE ATTREZZATURE PER I TERRENI

La qualità delle produzioni si ottiene anche attraverso una buona dotazione di attrezzature per lavorare i campi. Ricordando solo i mezzi meccanici più importanti, l’azienda Demarchi dispone di una decina di trattori, tre carri raccogli frutta semoventi, tre rimorchi per il trasporto dei cereali e degli insilati, due spandi volta fieno, due ranghinatori, sempre per i lavori di fienagione, la trinciasarmenti per triturare il materiale residuo delle potature, un carro miscelatore, due botti con gli opportuni meccanismi per interrare i liquami, la seminatrice, il sollevatore telescopico.

“Voglio sottolineare - dice Paolo - che ricorriamo ai contoterzisti solo per la trinciatura e la mietitura del mais. Degli altri lavori ce ne occupiamo direttamente noi. Utilizzando, tutto dove è possibile, attrezzature prodotte da costruttori della provincia di Cuneo. Come Merlo, Supertino, Rosatello, Crosetto e Rotomix. Un segnale di attenzione, che riteniamo importante, per valorizzare le aziende della “Granda”.

Ma non solo. “Prestiamo parecchia attenzione alla sicurezza sul lavoro sia per quanto riguarda i mezzi meccanici che nei luoghi dove si opera. Ad esempio, ci sono estintori e cassette del pronto soccorso in tutti i punti nevralgici della cascina”.  

Il RISPETTO DELL’AMBIENTE E L’INNOVAZIONE

Paolo: “Sono due temi legati tra di loro ed essenziali per un’azienda che voglia avere delle prospettive future. Prendiamo l’irrigazione: nei nostri campi non esistono più i fossi, ma degli impianti interrati con dei pozzetti ai quali collegarsi per far scorrere l’acqua. In questo modo ne diminuiamo la dispersione e il consumo”.

L’impianto di biogas? “E’ entrato in funzione nel 2012. Raccoglie i reflui zootecnici per  produrre energia elettrica. La vendiamo all’Enel e poi compriamo quella che ci serve sul mercato libero”.

L’interramento del digestato? “Dopo quaranta giorni, il digestato, prodotto dal processo di fermentazione anaerobica dei reflui, viene raccolto in una fossa di stoccaggio. Lo carichiamo sulla botte e, attraverso le apposite lamelle collegate, lo interriamo nei campi dove si coltivano i seminativi. Un intervento molto importante per due ragioni: evitare la dispersione di odori poco gradevoli a livello ambientale e fornire risorse energetiche al terreno”.  

I PROBLEMI DA AFFRONTARE

“La globalizzazione - afferma Paolo - in questi anni ha fatto scendere i prezzi delle nostre eccellenze. Anche perché ci sono dei Paesi che ci fanno una concorrenza sleale. Purtroppo l’Italia compra frutta e prodotti lattiero caseari all’estero, penalizzando il lavoro dei suoi agricoltori. Pur cercando di limitare al massimo i costi, con certe nazioni non si può competere. E allora servirebbero una tracciabilità completa e dei controlli rigidi sulla qualità e sulla sicurezza alimentare delle merci provenienti dai Paesi stranieri. Come c’è sui nostri prodotti. Altrimenti il problema non lo risolveremo mai. A questa difficoltà si aggiunge la burocrazia, che richiede un notevole impegno”

LE PROSPETTIVE FUTURE DELL’AZIENDA

Paolo: “Al momento non abbiamo in programma degli investimenti infrastrutturali. Però, se ci saranno dei cambiamenti di mercato o delle nuove opportunità da cogliere, non ci faremo trovare impreparati. Continuando sempre sulla strada della qualità delle nostre produzioni”.  

Paolo ha avuto il vantaggio di poter contare sull’attività fondata dai bisnonni e continuata dai nonni, dal papà e dallo zio. Ma dalle sue parole traspare una gran voglia di fare bene, perché quello è il lavoro che ha scelto. Da svolgere con passione e cuore, seguendo le antiche tradizioni di famiglia. Infatti,  anche in una grande azienda, bisogna conquistarsi ogni giorno gli spazi di mercato, offrendo il meglio delle proprie produzioni.    

Sergio Peirone

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