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Agricoltura | 12 marzo 2019, 19:00

Il vino della Granda ora conquista anche la Cina

A segnalarlo è Coldiretti Cuneo: nel 2018 record di esportazioni nel gigante asiatico per l’agroalimentare italiano, ma le barriere commerciali restano un ostacolo

Il vino della Granda ora conquista anche la Cina

Mentre l’Italia si appresta a sostenere la “Belt and Road”, la nuova Via della Seta voluta dal Presidente cinese Xi Jinping e su cui pesano le perplessità del Presidente americano Donald Trump, Coldiretti rende noto che l’export dell’agroalimentare italiano in Cina ha raggiunto nel 2018 il record storico di 450 milioni di euro, un valore che negli ultimi 10 anni è più che triplicato (+260%) con la progressiva apertura del gigante asiatico a stili di vita occidentali.

Il prodotto più esportato in Cina è il vino, per un valore stimato da Coldiretti in 130 milioni di euro nel 2018, con l’Italia che ha sorpassato la Spagna ed è diventata il quarto esportatore verso Pechino. Anche i vini di Langhe e Roero sono ricercati da nicchie di consumatori cinesi in cerca di alta qualità, che apprezzano sempre più i nostri bianchi e rossi, dal Roero Arneis DOCG alla Barbera d’Alba DOC fino ai blasonati Barolo DOCG e Barbaresco DOCG.

Tuttavia, a frenare le spedizioni agroalimentari Made in Italy sono le barriere commerciali ancora presenti per le nostre produzioni. Persiste, infatti, il blocco all’export in Cina di molti prodotti agricoli italiani, ad esempio della frutta fresca: l’Italia può esportare in Cina kiwi e agrumi, ma sono bloccate le mele e le pere, oggetto di uno specifico negoziato.

“Un ostacolo che occorre superare - dichiara Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo - per proseguire nel percorso, in atto da anni, di riequilibrio dei rapporti commerciali nell’agroalimentare con le importazioni dalla Cina che superano del 33% il valore delle esportazioni”.

Va in questa direzione il calo del 20% registrato nel 2018, rispetto all’anno precedente, delle importazioni dalla Cina dei derivati dal pomodoro, grazie all’entrata in vigore nell’agosto 2018 dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e altri derivati, che ha smascherato l’inganno dei prodotti coltivati all’estero ed importati per essere spacciati come italiani.

“La Cina - conclude Moncalvo - è il secondo Paese al mondo ad aver fatto scattare più allarmi alimentari nell’Unione europea nel corso del 2018 ed è per questo importante garantire la sicurezza dei prodotti che varcano le nostre frontiere”.


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