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Cronaca | 18 febbraio 2019, 19:03

Vinadio, presunta truffa per contributi europei sui pascoli: per i due allevatori a processo chiesta la condanna a nove mesi

Secondo l’accusa gli animali sugli alpeggi erano proprietà di altri, le difese: “Il divieto alla concessione di pascoli a soggetti terzi successivo al 2015”

Immagine di repertorio

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L’accusa mossa nei loro confronti è di aver indebitamente usufruito dei contributi europei a sostegno dei pascoli in alpeggio. D.C. e C.B., titolari di aziende di allevamento bovini con sede nel Saluzzese, avrebbero ricevuto rispettivamente 286.000 e 310.000 euro erogati dall’Arpea per conto della Regione Piemonte (costituita parte civile) pur non avendone diritto.

Questa mattina il pm Luigi Dentis ha chiesto la condanna a 9 mesi di reclusione per alcuni dei capi in contestazione e l’assoluzione per altri, per i quali sarebbe mancato il dolo, fermo restando che i contributi non potevano essere erogati”.

Gli imputati, che avevano preso in affitto alcuni pascoli nelle montagne del comune di Vinadio, pur non essendovi residenti avevano presentato richieste tramite i patronati per i contributi Pac (Politica agricola comunitaria) - presentate in un arco di tempo che va dal 2008 al 2015. Ma sugli alpeggi non avrebbero mandato animali di loro proprietà.

Esaminando la documentazione, infatti, i finanzieri si accorsero che nei campi assegnati a D.C. e C.B. avrebbero pascolato animali di altri allevatori, con i quali non ci sarebbe stato alcun rapporto di tipo formale.

Secondo le tesi difensive sostenute dagli avvocati Chiaffredo Peirone e Pino Giostra, che hanno chiesto l’assoluzione, gli imputati non avrebbero commesso alcuna truffa. Fino al 2015, infatti, la normativa permetteva la concessione di pascoli a soggetti terzi pur in assenza di un contratto scritto. Inoltre i finanzieri avrebbero accertato i presunti illeciti solo su base documentale, perché non fecero sopralluoghi sugli alpeggi. I quali, come confermato dal sindaco di Vinadio, erano regolarmente pascolati in ottemperanza della cosiddetta “condizionalità”, requisito per il percepimento dei contributi.

La sentenza sarà pronunciata il 7 marzo.

Monica Bruna

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