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Agricoltura | 12 febbraio 2019, 07:45

La famiglia Pellegrino gestisce, a Mellana di Boves, 50 ettari di terreno e 80 bovini. Con la figlia Federica che fa l’agritata (FOTO)

Ma a dare una mano, quando possono, sono anche gli altri quattro figli. Il luogo è spettacolare con le montagne, dal Monviso alla Bisalta, a fare da cornice. Federica si occupa dei bambini da 3 mesi a 3 anni ai quali insegna le meraviglie delle tradizioni contadine

Mamma Laura, Federica e papà Alessandro davanti all'ingresso dell'abitazione

Mamma Laura, Federica e papà Alessandro davanti all'ingresso dell'abitazione

Di fronte al bar della frazione Mellana di Boves inizia la stretta via don Garavagno. Dopo averla imboccata e oltrepassato un ponticello, al termine della discesa si arriva al pilone dedicato alla Madonna. Girando a sinistra e poi, percorsi 500 metri, svoltando a destra, c’è lo sterrato che conduce all’azienda agricola di Alessandro Pellegrino.

Un luogo incantevole, immerso nella natura e lontano dai rumori della città. Durante le giornate di sole si può gustare lo spettacolo dell’intera cornice delle montagne: dal Monviso alla Bisalta. Quest’ultima è proprio lì vicino e ti pare quasi di poterla toccare. Nelle notti luminose, poi, regalano sprazzi di emozione le luci degli impianti sciistici di Prato Nevoso, della collina di Monserrato a Borgo San Dalmazzo, di Madonna degli Alpini a Vignolo e quelle degli abitati di Boves e delle borgate di Castellar, Sant’Anna e Rivoira. Nel silenzio assoluto. Un angolo di paradiso. E quando nevica un manto bianco avvolge i terreni, rendendo il panorama ancora più da favola.

Il titolare dell’attività è Alessandro Pellegrino, 56 anni, diploma di scuola media, che ha come coadiuvante la moglie Laura, segretaria d’azienda, anche lei nata nel 1963. Inoltre, danno una mano, quando non sono impegnati nel loro lavoro, i figli Federica del 1987, Matteo del 1990, Jessica del 1991, Margherita del 1996 e, nei momenti in cui lo studio gli lascia del tempo libero, Giuseppe del 2000.

Federica, però, non solo aiuta i genitori, ma, appoggiandosi alla loro struttura rurale, lì ha realizzato il suo progetto di agritata. Una scelta consapevole che le sta regalando tanta soddisfazione.  

TRE GENERAZIONI DI AGRICOLTORI

L’azienda di Pellegrino ha la sede in via Tetti Savio, nella regione Boschetto. Prima di Alessandro l’hanno gestita i nonni Giuseppe e Celestina e, poi, il padre, anche lui Giuseppe, e la madre Teresa. Siamo a fine Anni Settanta. “Dopo la terza media - racconta Alessandro - ho iniziato subito a lavorare con i miei genitori. Ero l’ultimo di sei figli. Gli altri hanno scelto strade diverse. Io, invece, fin da piccolo li seguivo nei campi. Sono sempre stato appassionato di questo mestiere, anche se richiede pazienza e dedizione. Soprattutto con gli animali. Se non continuavo l’attività, prima o poi, papà e mamma avrebbero chiuso. Sono contento di rappresentare la terza generazione che si occupa della cascina. Adesso, però, l’agricoltura è cambiata moltissimo: non è più remunerativa come a quei tempi e hai maggiori problemi per far crescere i raccolti”. 

Nel 1986 e 1987 l’azienda vive due cambiamenti fondamentali. Il primo anno Alessandro subentra ai genitori diventando titolare dell’attività e quello successivo si sposa, inserendo la moglie Laura come coadiuvante. In quel periodo ci sono da gestire venti ettari di terreno tra proprietà e affitto e un allevamento di quaranta bovini di Razza Piemontese.

Passo dopo passo, la famiglia Pellegrino costruisce le nuove strutture rurali e la moderna abitazione. Sviluppando fortemente il lavoro. Adesso coltiva 50 ettari di terreno: sempre una parte in proprietà e una parte in affitto. E nella stalla ci sono 80 bovini, tra mucche da latte di Razza Frisona e di Pezzata Rossa Italiana (la maggior parte) e capi da carne di Razza Piemontese. Inoltre, anche per aiutare Federica nel lavoro di agritata, gironzolano in cascina alcuni animali da compagnia e quelli “classici” da cortile.

Nel 2011, l’azienda imbocca la strada dell’innovazione ambientale, installando i pannelli fotovoltaici che la rendono autosufficiente dal punto di vista del consumo energetico. Inoltre, con l’obiettivo di integrare il reddito, Alessandro effettua lo sgombero neve per conto dei Comuni utilizzando il trattore dotato delle attrezzature necessarie. Lo aiuta nell’attività il figlio Matteo che fa il giardiniere, ma durante l’inverno, su questo fronte, ha meno impegni.

“Mamma e papà - afferma Alessandro - come mia suocera Rita, ci hanno sempre aiutato tantissimo fino a quando sono mancati. Nei campi e a crescere i figli. Mia madre a 90 anni preparava ancora la cena per tutti, sapendo che facevamo tardi nella stalla. Il padre di mia moglie, invece, se n’era già andato quando lei aveva 18 anni. Senza di loro, però, non avremmo potuto raggiungere i traguardi di oggi”.    

LA PRODUZIONE

Nel terreno disponibile l’azienda di Pellegrino coltiva quasi esclusivamente cereali e foraggi per gli animali della stalla. Una produzione sufficiente a soddisfare le necessità alimentari dei bovini. Anzi. Una parte viene ancora venduta agli altri agricoltori della zona. Ma, con gli anni, per diversificare il lavoro, un ettaro e mezzo di campi è stato riservato ai nuovi impianti di castagni da frutto, lamponi e mirtilli: queste due ultime colture anche in serra.  

LA QUALITA’ E LA VENDITA

Alessandro: “A parte la soia che, nella nostra zona, ha una bassa resa e, quindi, la dobbiamo comprare, ma italiana e selezionata, l’alimentazione dei bovini la prepariamo solo con le materie prime prodotte in azienda. Curandone attentamente i dettagli. Il latte ottenuto ha valori elevati di grassi e proteine. I capi di Piemontese li alleviamo ancora come facevano mio nonno e mio papà, cioè usando crusca, mais e soia. Perciò, tutti prodotti naturali. Nei piccoli frutti usiamo il cippato di legno e il telo biodegradabile per non far crescere l’erba ed evitare l’uso dei diserbanti. La vendita è super controllata: di conseguenza, dobbiamo sempre garantire la massima qualità  e sicurezza alimentare”.  

PROBLEMI E SODDISFAZIONI

“I problemi - dice Alessandro - non esistono, altrimenti avrei già smesso. La soddisfazione maggiore sta nel fatto che i figli ci danno una mano, si stanno interessando e credono nell’attività. Federica ha già avviato il servizio di agritata. Matteo, magari pur continuando a fare il giardiniere, dal prossimo anno parrebbe intenzionato a dedicare più ore all’azienda. Gli altri decideranno. Sarebbe un bel traguardo per me e mia moglie vedere che il lavoro continua ad essere gestito dalla quarta generazione di famiglia. Proprio per questo motivo io e lei siamo pronti a dare una mano a quanti vorranno fermarsi. Aiutandoli a differenziare ancora di più  le produzioni. Anche perché, adesso, non possiamo chiedere ai giovani di lavorare 365 giorni all’anno come facciamo noi. Quindi, ben vengano delle innovazioni capaci di lasciare qualche giorno libero”.

Comunque non è pentito della scelta effettuata oltre quarant’anni fa? “Assolutamente no. Pur non avendo un confronto con altre attività, perché ho sempre fatto l’agricoltore e non ho mai impegnato un minuto della mia vita come dipendente o imprenditore di altri settori”.  

UNA RICHIESTA ALLE ISTITUZIONI

Alessandro: “Servirebbe una maggiore attenzione alle piccole e medie aziende rispetto a quelle di grandi dimensioni. Ci sono troppe disuguaglianze di trattamento. E noi siamo sempre penalizzati. Il sistema andrebbe riequilibrato”.  

LA STORIA DI FEDERICA AGRITATA

Federica Pellegrino, 31 anni, diplomata all’Istituto Alberghiero aiuta i genitori nell’azienda, ma soprattutto, con coraggio e passione, ne utilizza le strutture svolgendo la sua attività di agritata. Per il mondo agricolo si tratta di una figura nuova, che è stata promossa da Coldiretti. “Negli anni post-diploma - racconta Federica - avrei voluto affiancare un agriturismo all’azienda dei miei genitori. Ma non si sono create le condizioni. Allora mi sono lanciata nella nuova avventura a gennaio 2016, dopo aver partecipato a un corso da educatrice in ambito domiciliare e rurale organizzato dalla Coldiretti insieme alla Regione. Per questo lavoro bisogna essere formati in modo adeguato”.

Una scelta impegnativa? “Ho sempre desiderato di potermi dedicare ai bambini. Infatti, avevo il rammarico di non aver frequentato il corso universitario per diventare maestra. L’agritata mi ha offerto il modo di unire la passione per i “piccoli” con quella legata al mondo rurale e contadino. E’ stata un’opportunità perfetta”.  

IN CHE COSA CONSISTE IL LAVORO?

Federica: “Accogliere i bambini da 3 mesi a 3 anni nella struttura agricola, disponendo, però, anche di spazi per farli giocare e preparare il pranzo. La tua casa, in questo caso quella della mia famiglia, dotata di tutti i requisiti necessari ad ospitarli, diventa la loro casa per alcune ore del giorno”.

Ma c’è un valore aggiunto. “Possono conoscere la vita della fattoria a stretto contatto con chi la gestisce. Rimanendo all’aria aperta, seguendo il ritmo delle stagioni e prendendosi cura degli animali e delle colture. Facciamo il giro nella stalla, andiamo a vedere il pony e le galline. Assistiamo alla mungitura delle mucche. Abbiamo l’orto didattico. Seminiamo e annaffiamo le piante. Raccogliamo la frutta e la verdura. Con il latte prepariamo i budini. Oppure con le uova, le torte, le frittate o la pasta. In questo modo si riesce anche a costruire un percorso di educazione al cibo. Tutte esperienze che, in altre strutture “classiche”, i bambini non avrebbero la possibilità di provare”.

Da questo punto di vista la mentalità sta cambiando? “Ho notato che le mamme fanno più attenzione, rispetto al passato, nel far trascorrere il tempo ai loro “piccoli” in modo attivo e all’aria aperta. Ma gli stessi bambini sono molto attratti dalla natura e da cosa li circonda. Pochi giorni fa mi hanno chiesto quando si potevano raccogliere i lamponi. Allora li ho portati a vedere le piante secche in mezzo alla neve, spiegando loro che occorreva attendere la stagione calda. Un’altra volta mi hanno domandato se i mirtilli crescevano sotto terra come le patate. Questo è molto bello perché, stimolati dal mondo attorno, si pongono delle domande e si interessano di quanto succede nel quotidiano”.  

LE GIOIE QUOTIDIANE E IL FUTURO DELL’ATTIVITA’

Le norme che regolamentano il lavoro di agritata impongono di accogliere contemporaneamente un massimo di cinque bambini esterni al nucleo famigliare. Federica tiene aperta la struttura dal lunedì al venerdì, dalle sette del mattino fino al primo pomeriggio. I piccoli hanno giorni e orari diversi di permanenza nel “suo” nido. Per questo motivo adesso ne può seguire dodici. “Offro il servizio tutto l’anno - spiega - e in modo flessibile. Ogni tanto succede di ricevere la telefonata dei genitori che hanno delle difficoltà a prendere il figlio all’ora concordata. Essendo in casa non ho problemi a tenerlo per un tempo più lungo. Si tratta di un’opportunità apprezzata dalle famiglie”.  

A distanza di tre anni è soddisfatta del percorso intrapreso? “Sono molto contenta. Anche perché  si crea un bel legame affettivo con i bambini che dura negli anni successivi,  quando non frequentano più la cascina. Mi vengono a trovare con i genitori. E’ davvero emozionante. E poi, avendo il supporto dell’azienda di famiglia e, in questo modo, potendo azzerare i costi di gestione logistica, riesci a essere autosufficiente dal punto di vista economico. Se qualche ragazza, figlia di un imprenditore agricolo, volesse intraprendere l’attività, glielo consiglierei”.

Le prospettive future? “Mi piacerebbe estendere ulteriormente il servizio ad altri bambini, creando, sempre nell’azienda dei genitori, una struttura da sentire ancora più mia. Sto pensando all’asilo in fattoria o all’asilo nel bosco. Vedremo”.              

Alessandro e Laura, grazie anche agli insegnamenti di nonni e genitori, hanno costruito davvero una bella famiglia. Che, pur guardando avanti, riesce ancora a vivere le gioie contadine di un tempo. Come il poter uscire di casa ed essere felici per le meraviglie offerte dalla natura attorno e per il lavoro realizzato negli anni con tanto impegno e molti sacrifici. Mentre il volto e il sorriso gioioso di Federica esprimono l’amore e la tenerezza verso quei piccoli bambini ai quali racconta l’incanto delle tradizioni contadine.    

Sergio Peirone

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