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Cronaca | 11 febbraio 2019, 15:30

Saluzzo, in tre a processo dopo una violenta lite in una macelleria islamica

L’episodio risale all’agosto 2017. Gli imputati sono il titolare del negozio e due ragazzi

Saluzzo, in tre a processo dopo una violenta lite in una macelleria islamica

Ero soltanto andato per chiedergli di pagare la sua parte di una fattura per conto di mia sorella. Mi ha ferito alla gola e al petto con un coltello”. E’ l’accusa che A.S., 24 anni nato in Marocco e residente nel Torinese, ha rivolto nei confronti del connazionale M.R., titolare di una macelleria islamica a Saluzzo. Questi è a processo per minacce e lesioni mentre il ragazzo, con il fratello T.S., è imputato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

I fatti risalgono all’agosto 2017. Secondo quanto raccontato davanti al giudice, A.S. con il fratello intendeva chiedere al macellaio, che era stato in società con la sorella, il pagamento della propria metà di una fattura, circa 700 euro: Ero calmissimo, ma M.R. appena ci ha visto si è agitato, dicendoci che non avrebbe pagato niente. Io gli ho fatto vedere la fattura e lui mi ha tirato addosso un martello, sfiorandomi la faccia. Poi ha fatto il giro del bancone con un coltello in mano. Urlava che mi avrebbe ucciso. Mentre arretravo verso l’uscita mi ha colpito al petto e al collo. Mio fratello T. mi ha spinto fuori, mentre R. ci seguiva agitando il coltello per aria. Ero pieno di sangue”.

Il pm Davide Fontana ha mostrato la foto dello stato del negozio dopo l’alterco: vetrine rotte, cocci di tajine e altro a terra. Secondo l’accusa, i ragazzi avrebbero danneggiato la macelleria spaccando i vetri del banco frigo con una “mazzetta” e scagliando contro il negoziante alcuni piatti di terracotta.

Subito dopo, i giovani si erano diretti verso la vicina caserma dei carabinieri, dove avevano sporto querela contro il macellaio. A.S. era stato medicato in pronto soccorso per le ferite, guaribili in una settimana: “Ho ancora la cicatrice sul collo”.

Un fratello degli imputati ha riferito di essere arrivato sul luogo del diverbio insieme ad un cugino, ma quando già erano intervenuti i carabinieri: “Ho visto i lampeggianti dell’auto, ho pensato che i miei fratelli se le fossero prese perché dicevano che M.R. era un tipo nervoso. Davanti al negozio c’era A. con la camicia sporca di sangue e R. che sventolava una coltellaccio lungo un metro dicendo ‘vi ammazzo’”.

L’udienza è stata rinviata all’11 aprile, quando saranno sentiti i restanti testi.

Monica Bruna

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