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Politica | 02 febbraio 2019, 13:00

#controcorrente: per le Regionali del Piemonte il centrosinistra deve correre con una lista unica

Solo quella è la strada, costruita attorno alla figura autorevole di Chiamparino candidato presidente uscente, che potrebbe mettere insieme una squadra in grado di combattere. Altrimenti il rischio è di dover fare i conti con un altro tonfo senza via di uscita

Il presidente uscente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino

Il presidente uscente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino

Se dopo le ultime batoste elettorali il centrosinistra va ricostruito, questa ricomposizione potrebbe partire proprio dalle elezioni regionali in Piemonte del prossimo 26 maggio. Ma servirebbe, rispetto al passato, un cambio di rotta dirompente  capace anche di diventare un laboratorio per il futuro.

Il presidente uscente Chiamparino si ripresenta, però alle spalle non ha più una coalizione con il Partito Democratico al 36 % come nel 2014. Quindi, ha fatto bene a presentare il manifesto del “Sì al Piemonte del Sì” come “punto di aggregazione non negoziabile”, ma sbaglia quando dice di non voler chiedere una lista unica in suo appoggio. Convincendo il Pd sulla bontà della scelta. Perché è solo quella la strada grazie alla quale, attorno alla sua persona, il centrosinistra potrebbe rimettere in piedi una squadra in grado di combattere.

Certo, poi, se il centrodestra andasse alle urne unito con la Lega di Salvini, Forza Italia e Fratelli d’Italia non ci sarebbe probabilmente storia. Quest’ultima coalizione, infatti, sarebbe destinata a salire sul gradino più alto del podio. Se, invece, la Lega corresse da sola, allora Chiamparino e C. se la giocherebbero. Mentre il MoVimento 5 Stelle parrebbe destinato a rimanere fuori da tutte le partite. In ogni caso, qualunque fosse l’esito delle urne, nel centrosinistra con la lista unica nascerebbero dei ragionamenti politici di unità e coesione che porterebbero frutti negli anni a venire.

Può essere utile a questo proposito ricordare cosa rappresentò il percorso di “Cuneo Viva” per le Comunali del 1995 nel capoluogo della “Granda”: lista civica con il Pds che rinunciò al simbolo e che, insieme alla Lega Nord al primo turno e all’accordo con Cuneo Solidale nel ballottaggio, portò Elio Rostagno alla guida della città. Ma “Cuneo Viva” fu, attraverso dei tavoli di lavoro su vari temi, un vero laboratorio aperto alla partecipazione attiva della società civile e delle persone.

Cioè, proprio la strada indicata spesso da Chiamparino negli ultimi mesi con la volontà di dare vita ai Comitati del Sì. Allora perché da presidente uscente autorevole, avendo un bagaglio di tanti risultati positivi raggiunti e un buon bacino di voti personali in dote, non ha il coraggio di imporre una lista unica?

Se il centrosinistra vuole tentare di vincere o, comunque, di fare un bel risultato in prospettiva futura, il Pd dovrebbe rinunciare al simbolo. Altrimenti il rischio è di dover fare i conti con un altro tonfo senza via di uscita.      

#controcorrente

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