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Cronaca | venerdì 11 gennaio 2019, 15:01

Fossanese a processo accusato di aver rubato in quattordici cimiteri della Granda

L’uomo era stato arrestato in flagranza di reato nell’aprile 2018

Fossanese a  processo accusato di aver rubato in quattordici cimiteri della Granda

M.C., 41enne residente a Fossano ora detenuto, era stato arrestato in flagranza di reato il 7 aprile 2018 dopo un furto avvenuto preso il camposanto di Vicoforte Mondovì. Giudicato per direttissima, era stato condannato e posto agli arresti domiciliari.

Qui la notizia di cronaca comunicata nel corso di una conferenza stampa in Questura.

Nel processo che si è celebrato oggi si sono costituiti parte civile i comuni di Savigliano e Fossano. L’imputato è accusato di aver rubato rame in 14 cimiteri sparsi sul territorio della provincia fra novembre 2017 e marzo 2018. Le indagini erano state condotte dalla Squadra Mobile di Cuneo e dalla Polizia Municipale di Savigliano dopo 53 denunce, arrivando a C. grazie a intercettazioni telefoniche, all'analisi dei tabulati, del traffico di cella e a numerosi servizi di appostamento.

Rispondendo alle domande del pm Chiara Canepa gli agenti saviglianesi hanno riferito come, il 9 dicembre 2017, l’imputato fosse stato fermato presso il cimitero di Levaldigi, nel quale nei giorni 13 e 24 ottobre erano state danneggiate alcune tombe e asportate coperture in rame. Il cantoniere comunale aveva notato una persona sospetta e avvertito un amico della Polizia Municipale fuori servizio. Arrivato sul posto aveva visto un uomo mentre si stava allontanando con  una scala. Indossava una felpa con il personaggio di “Lupin” ed un caschetto protettivo. All’interno del furgone parcheggiato, intestato ad una ditta di recupero di materiali ferrosi, fu trovato materiale in rame e piombo che presentava “segni di estirpamento” oltre ad attrezzi di fortuna.

Ai colleghi dell’agente che nel frattempo erano sopraggiunti, l’uomo diede il nome del fratello. Fu grazie all’esame delle impronte digitali e scorrendo il profilo Facebook che emerse il vero nome di M.C., già con precedenti per furti analoghi nei cimiteri. Sul suo profilo social era anche stato pubblicato un annuncio di vendita di rame.

Dalle analisi delle celle agganciate dal cellulare di C. al momento dei furti era emerso che si trattava di luoghi in prossimità di aree cimiteriali. Ma per l’avvocato Davide Ambrassa non fu tenuto conto che nelle vicinanze si trovavano anche l’abitazione ed il Sert frequentato dal fossanese in quanto, come ha spiegato un’operatrice, aveva avuto problemi di tossicodipendenza.

Monica Bruna

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