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Cronaca | 10 gennaio 2019, 17:00

L’accusa chiede condanne fino a tre anni per le presunte residenze fittizie a Sambuco

La difesa: “Un processo politico, l’ex sindaco lo aveva denunciato perché aveva paura di perdere alle elezioni”

Il Municipio di Sambuco

Il Municipio di Sambuco

Il pm Alberto Braghin ha chiesto la condanna a 3 anni di reclusione per il torinese R.R., già vicesindaco di Sambuco, a processo con l’accusa di truffa aggravata e falso, perché avrebbe preso residenza nel piccolo paese della Valle Stura ma non ci avrebbe realmente vissuto, usufruendo però dei rimborsi chilometrici per aver ricoperto la carica di consigliere provinciale a Torino dal 2009 al 2014, per un importo pari a 110 mila euro complessivi: “Una cifra assurda, pari allo stipendio medio di un lavoratore dipendente”, ha fatto notare il sostituto procuratore.

Per gli altri imputati la Procura ha chiesto le condanne a 15 mesi per L.P. e a un anno per M.R., moglie e figlio di R.R.. Per i torinesi G.N. e l’ex sindaco M.C., che furono consiglieri di circoscrizione sempre a Torino, anche loro accusati di aver falsamente attestato la residenza a Sambuco per intascare  rimborsi a cui non avrebbero avuto diritto, sono stati chiesti  rispettivamente 8 mesi e 2 anni di reclusione.

Nei confronti di S.F., ex consigliera circoscrizionale, il non doversi procedere per intervenuta prescrizione dell’accusa di falso. Sia G.N. che S.F. hanno già risarcito.

A sostegno della tesi accusatoria del pm Braghin il fatto che nei controlli effettuati nel 2009 dal messo comunale per accertare la effettiva residenza nel paese R.R. non fosse mai stato trovato a casa, i bassi consumi di energia elettrica rilevati nella casa dove risultavano coabitare la famiglia R., l’ex sindaco M.C. e  un operaio che per tre anni lavorò come giardiniere per il Comune, e i tabulati telefonici che avrebbero attestato come, nel biennio 2011-2013, gli imputati si trovassero soltanto sporadicamente a Sambuco.

La Città Metropolitana di Torino, costituita parte civile, associandosi alle richieste della Procura ha chiesto un risarcimento da quantificare in sede civile per il danno patrimoniale subito a causa dell’indebito ottenimento da parte di R..R. dei rimborsi chilometrici e quelli per le spese autostradali. Oltre al danno d’immagine per l’Ente quantificato in 147 mila euro. A questo si aggiunge la richiesta di un risarcimento provvisionale di 137 mila euro.

Per Maria Clotilde Ingrassia, avvocato degli imputati, questo non è un processo normale “ma politico, di attacco a R.R. perché di destra. Da vent’anni governava l’altro sindaco che non voleva fosse scardinata la sua posizione. E ha sollevato tutto questo polverone facendo denuncia nel 2012, solo tre mesi prima le nuove elezioni a Sambuco perché aveva paura di perdere. Se riteneva fossero stati commessi dei reati poteva dirlo già prima”.

R.R. è “un vagabondo” che però nel 2007 era diventato vicesindaco di Sambuco ed aveva attività nel cuneese già prima di aprire il minimarket ad Aisone gestito con la moglie dal 2012. Inoltre “nel prendere la residenza nel piccolo paese, come faceva ad essere sicuro di essere eletto consigliere a Torino ben 18 mesi prima della sua elezione?”

Il legale ha quindi chiesto l’assoluzione per i suoi assistiti, con il dissequestro dei loro conti correnti, ed espresso il suo parere negativo sulla richiesta della parte civile della provvisionale perché “l'importo lo deve avere tramite la Corte dei Conti”, che si è già pronunciata sulla questione dei rimborsi.

L’udienza è stata rinviata al 4 febbraio.

Monica Bruna

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