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Attualità | 18 dicembre 2018, 16:56

Giovanni Ferrero più "povero" dopo le scorribande negli Usa. E Forbes gli toglie lo scettro di Paperone d’Italia

Secondo le prime indiscrezioni di stampa sulll'edizione 2019 della "World’s Billionaires" l’industriale albese avrebbe perso il primato nazionale a favore del patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio. Nella classifica della celebre rivista Usa anche Maria Franca Fissolo, con un patrimonio vicino ai 2 miliardi di euro

Giovanni Ferrero, 54 anni, alla guida dell'impero dolciario con radici ad Alba

Giovanni Ferrero, 54 anni, alla guida dell'impero dolciario con radici ad Alba

Dopo anni di un primato pressoché incontrastato sul trono dell’uomo più ricco in Italia non ci sarebbe più un esponente della famiglia Ferrero. A sancirlo sempre lei, l’ormai celeberrima "World’s Billionaires" di Forbes, l’elenco dei Paperoni mondiali compilato annualmente dalla rivista Usa, che nella sua edizione 2019 avrebbe rivisto podio e gerarchia dei super ricchi d’Italia.

Ad anticiparne i contenuti, le testata on line "Affari Italiani", che dà conto delle indiscrezioni secondo cui Giovanni Ferrero, presidente della multinazionale dolciaria fondata dal cavalier Michele, erede di un impero industriale (e familiare) radicato nei cinque continenti e forte un fatturato ormai attestato ben al di sopra dei 10.5 miliardi di euro, avrebbe perso l’invidiabile primato ereditato proprio dal padre e passato anche, dopo la scomparsa di quest’ultimo nel febbraio 2015, per il tramite della madre Maria Franca Fissolo.

Guardando alle ricostruzioni finanziarie della testata a stelle e strisce, nell’anno ormai prossimo ad andare in archivio il patrimonio personale del Ceo Giovanni sarebbe infatti passato dai precedenti 20.2 miliardi a "soli" 18 miliardi di euro. Una perdita di ben 2.2 miliardi, curiosamente di poco inferiore ai 2.8 miliardi che nello scorso gennaio il gruppo con radici ad Alba ha investito per rilevare dal colosso svizzero Nestlè le sue attività dolciarie Usa.

Tanto sarebbe bastato a invertire i ruoli tra primo e secondo posto della classifica, ora guidata da Leonardo Del Vecchio, anch’egli alle prese con una diminuzione patrimoniale, ma contenuta in mezzo miliardo di euro e che avrebbe mantenuto in capo al patron di Luxottica una ricchezza personale di 18.1 miliardi, appena 100 milioni sopra l’imprenditore della Nutella.  

Sulla terza piazza si conferma invece Stefano Pessina, a capo della Walgreens Boots Alliance, maggior distributore di articoli sanitari al mondo, con un patrimonio stimato in 11.4 miliardi di euro, contro i 10.4 di inizio anno.

Seguono nella top ten dei Paperoni d’Italia Giorgio Armani, che si conferma quarto con 6.6 miliardi, di poco sopra quanto accumulato da Massimiliana Landini Aleotti (Menarini farmaceutica), quinta. Silvio Berlusconi sarebbe passato dai 7 miliardi di euro di inizio anno a poco più di 5.5 miliardi, scendendo dalla 5ª alla 6ª posizione, davanti ai fratelli Augusto e Giorgio Perfetti, alla guida dell’omonimo gruppo delle caramelle (Mentos, Airheads e Chupa-Chups), forti di 5.2 miliardi di euro di patrimonio.

Poi i fratelli Paolo e Gianfelice Mario Rocca, alla guida del gruppo siderurgico Tenaris, la cui ricchezza è scesa da 4.3 a 3.6 miliardi di euro; Giuseppe De’ Longhi, a capo dell’ominimo gruppo delle macchine per caffè, con 3,3 miliardi di euro (da 3,8). A chiudere la top ten Renzo Rosso, fondatore del marchio dell’abbigliamento Diesel, che nell’anno delle fortune che si riducono annovera il poco invidiabile primato della maggiore perdita percentuale: -21,95%, peggio anche del -21,25% fatto registrare da Silvio Berlusconi, con un patrimonio calato da 3.6 a 2.8 miliardi di euro.

Da rilevare come nell’elenco a seguire, insieme a numerosi milionari "minori", con patrimoni compresi tra 2.5 e 1.75 miliardi di euro, figuri anche la stessa Maria Franca Fissolo, in compagnia di capitani d’azienda e manager del calibro di Luca Garavoglia (Davide Campari), Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, Luciano e Giuliana Benetton, Piero Ferrari, Ennio Doris, Luigi Rovati (ex Rottapharm, ora azionista di minoranza di Mylan), Gustavo Denegri (numero uno di Diasorin) e Francesco Gaetano Caltagirone.

Ezio Massucco

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