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Politica | 17 novembre 2018, 12:00

#controcorrente: le parole di incoraggiamento alle nuove generazioni pronunciate dal Presidente Pertini nel 1983

Un discorso di fine anno quanto mai attuale, perché il mondo nel quale viviamo non è migliorato. Anzi, rispetto a quel periodo ha fatto qualche passo indietro. E i giovani, come allora, ci sono: pulsanti di idee e di speranze. Però continuano ad avere pochi punti di riferimento solidi e concreti

Sandro Pertini, Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985

Sandro Pertini, Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985

Il 31 dicembre 1983, a 18 mesi dalla scadenza del mandato, il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, probabilmente il più amato dagli italiani per la sua straordinaria schiettezza, nel messaggio di fine anno lanciava forti parole di incoraggiamento alle nuove generazioni. Un discorso a braccio ancora oggi profondamente attuale. E che, in un breve passaggio, era quasi profetico rispetto a situazioni di illegalità nel Paese che sarebbero esplose di lì a poco e poi continuate fino ai giorni nostri. 

Di seguito una parte di quel messaggio.

“Le domande che mi sento fare spesso dai giovani sono queste. “Il nostro domani sarà turbato dalla guerra? Dopo che avremo studiato, avremo un’occupazione?”. E poi un’altra domanda mi fanno e gli anziani mi ascoltino: “Perché, Presidente, gli anziani si abbandonano a tanti scandali? Perché tanta corruzione?”. E’ un rimprovero che sorge dai giovani verso questa minoranza di anziani che danno esempio di corruzione, di disonestà. Guai a chi dà scandalo ai giovani.

Io credo nella nostra gioventù. E’ molto più sana di quello che pensano certi anziani che stanno con molto sussiego lontano dai giovani o che sono pronti a giudicarli, a dare giudizi del tutto superficiali. E’ vero, sono esuberanti: e perché non devono essere esuberanti alla loro età? Vorrei essere io esuberante, vorrei avere io la loro età, la loro giovinezza che è un bene prezioso, che io ho trascorso in carcere nella rinuncia e che avrei voluto vivere in tutta la sua pienezza. Hanno diritto i giovani di vivere gioiosamente e di guardare con tranquillità al loro domani.

Siamo noi anziani che dobbiamo fare in modo che questa loro speranza diventi una certezza. E fanno bene a scendere in piazza e a volere la pace. Se tutti i popoli della terra, tutti i giovani della terra potessero trovarsi uniti e potessero quindi coralmente esprimere il loro desiderio, la loro volontà, tutti si esprimerebbero per la pace, contro la guerra. E noi vogliamo che i nostri giovani possano vivere sicuri della pace e della libertà. Vogliamo che essi siano degli uomini liberi, in piedi, a fronte alta, padroni del loro destino e non dei servitori in ginocchio. Questo noi chiediamo.

Io ai giovani questo dico: battetevi sempre per la libertà, per la pace e per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile che si risolve per molti nella libertà di morire di fame. Bisogna che alla libertà sia unita la giustizia sociale: sono un binomio inscindibile. Lottate quindi con fermezza, giovani che mi ascoltate, perché lotterete così per il vostro domani, per il vostro avvenire. Ma siate sempre tolleranti.

Sì, lottate con la passione con cui ho lottato io: e lotto ancora oggi nonostante gli anni. Lottate per la fede che arde nei vostri cuori. Ma vorrei che teneste presente un ammonimento di un pensatore francese, ammonimento che io ho sempre tenuto presente alla mia mente: “Dico al mio avversario: io combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente”.

Ecco quello che io dico ai giovani, senza presunzione, quasi fossi un loro compagno di strada, tanto mi sta a cuore la loro sorte. E li esorto ad andare avanti; a continuare per la loro strada; a cercare, nella scuola, la cultura; ad ascoltare i loro docenti per adornare la loro mente di cognizioni necessarie quando saranno chiamati a svolgere un’attività.

Voi giovani siete la futura classe dirigente del nostro Paese, dovete quindi prepararvi per assolvere degnamente questo nobilissimo compito. Ebbene io, finché vita sarà in me, starò al vostro fianco nelle vostre lotte, giovani che mi ascoltate. Lotterò sempre con voi per la pace nel mondo, per la libertà e per la giustizia sociale”.

Il Presidente Pertini è morto nel 1990. Da quel discorso sono passati quasi 35 anni. Ma il mondo nel quale viviamo non è migliorato. Anzi, rispetto a quel periodo ha fatto qualche passo indietro. E i giovani, come allora, ci sono: pulsanti di idee e di speranze. Però continuano ad avere pochi punti di riferimento solidi e concreti. Forse è anche per questo motivo che, da una parte, hanno perso la fiducia nel domani e la voglia di combattere, e sull’altro fronte, mancano, qualche volta, di tolleranza verso gli altri. Cosa possiamo dire loro? Cercate di mettere in pratica le parole del Presidente. Pretendendo dagli adulti onestà. E dai politici che si occupino di voi: non per stringervi la mano, ma per garantirvi un futuro.      

#controcorrente

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