/ Agricoltura

Che tempo fa

Cerca nel web

Agricoltura | martedì 06 novembre 2018, 07:45

A San Lorenzo di Caraglio, il papà Diego e la figlia Daiana, laureata in russo e inglese, gestiscono due splendide aziende agricole (FOTO)

Daiana coltiva sette ettari di terreno a mele biologiche. Diego, su ventotto ettari, produce col sistema tradizionale tante mele (certificate per la qualità, la sicurezza alimentare e la tracciabilità), le pesche e alcuni cereali. Nel lavoro si aiutano reciprocamente. La perla preziosa delle loro produzioni è rappresentata dalla mela rossa lanciata dalla cooperativa Lagnasco Group con il marchio Eplì

Daiana, Diego e Irma: le tre generazioni di agricoltori della famiglia Dalmasso

Daiana, Diego e Irma: le tre generazioni di agricoltori della famiglia Dalmasso

Frazione San Lorenzo di Caraglio. Di fronte al piazzale della chiesa c’è via Prese-Busca: una piccola strada che, dopo una curva a metà percorso, porta dritta all’azienda agricola, gestita col sistema tradizionale, di Diego Dalmasso, classe 1963, e a quella biologica “Cascina San Lorenzo” della figlia Daiana, 23 anni. Raccontata così pare una storia come tante altre. Invece, ha qualche particolarità non proprio comune.

Innanzitutto, nel lavoro si aiutano reciprocamente. Poi, dallo scorso mese di luglio, Daiana è laureata in inglese e russo: quindi, la sua scelta di diventare imprenditrice nel mondo rurale è di quelle che segnano il futuro. E le due strutture affondano le loro radici nelle tradizioni contadine di famiglia. Visitiamo le aziende durante gli ultimi giorni di raccolta delle mele e i frutti staccati dalle piante non sono più i migliori dell’annata. Ma si respira ugualmente, a pieni polmoni, l’aria della terra e delle impagabili ricchezze offerte dalla natura. Inoltre, tra le sorprese inaspettate, incontriamo una mandria di mucche che attraversa le coltivazioni.  

UNA STORIA CHE PARTE DA LONTANO

Siamo nel 1945. I nonni di Diego, Giacomo e Teresa, lavorano nella cascina di Torre dei Frati in frazione Spinetta di Cuneo, insieme agli otto fratelli di lui. Ma il terreno disponibile non consente di “sfamare” tutti, come si diceva un tempo. E allora Giacomo e Teresa a novembre di quell’anno, poco dopo la Liberazione dell’Italia, decidono di cambiare strada. Comprano “Chiabotto Casasso” a San Lorenzo di Caraglio: abitazione e tre ettari di terreno. A lavorarci iniziano anche i figli:  il papà di Diego, Mario, e lo zio Secondo, aiutati in seguito dalle rispettive mogli Irma ed Elda.

Nel 1969, i due fratelli acquistano dalla parrocchia di Caraglio altri 12 ettari della storica “Cascina San Lorenzo” che si trova di fronte al “Chiabotto” e dove, ora, c’è la sede delle due aziende di Diego e Daiana. Lavorano insieme per molto tempo. Poi, si dividono. Nel 1983, a venti anni, Diego decide il grande passo, entrando nell’attività del padre. “Avevo il diploma professionale di tornitore e fresatore - dice - e prima del servizio militare già lavoravo in fabbrica. Ma non mi piaceva. Per cui diventava naturale proseguire il mestiere dei miei genitori con il quale ero cresciuto. Anche se mio papà avrebbe preferito vedermi impiegato da un’altra parte. Invece, ho deciso di tornare da dove ero partito. In quel periodo coltivavamo un po’ di frutta, però la maggiore fonte di reddito era rappresentata dall’allevamento dei bovini di Razza Piemontese”.

Da quel momento per Diego inizia un cammino faticoso, ma straordinario e ricco di soddisfazioni. Pur segnato dal dolore per la perdita del padre e dello zio. Si sposa con Mara, che lavora nell’Ufficio Comunicazione della Coldiretti.  Nascono Jessica, ora impiegata in una struttura pubblica, e Daiana. E inizia il periodo degli investimenti. Affitta i terreni dello zio e acquista, con la moglie,  altre superfici nella zona. Fino a raggiungere i trentacinque ettari. Ma non solo. Abbandona la zootecnia e si dedica alle colture in campo. “Produrre frutta - sottolinea - è sempre stato il lavoro che mi interessava di più. Tuttavia, non si potevano aumentare le superfici di coltivazione perché in questa zona, durante l’estate, manca l’acqua per irrigare”.

Nel 1995 costruisce il primo pozzo grazie al quale può recuperare il prezioso liquido dalle falde sotterranee e avvia, su una parte di colture frutticole, l’impianto di irrigazione a goccia. Però, le coltivazioni aumentano e l’acqua non basta ancora. Il percorso si completa nel 2007, attraverso la realizzazione di un ulteriore pozzo e l’ampliamento a tutti i frutteti di quel sistema irriguo. Frutteti che, dal 2000 al 2015, vengono anche interamente coperti con le reti antigrandine.

Infine, la storia dell’azienda riserva un’ultima svolta. Tre anni fa prende forma, su sette dei trentacinque ettari di terreno, la struttura biologica di cui è titolare Daiana. A papà Diego, lei e la sorella Jessica hanno sempre dato una mano fin da piccole. Però in Daiana si coglie una passione particolare per il lavoro agricolo. “Mi hanno raccontato - spiega - il coraggioso cammino dei bisnonni e dei nonni e ho visto crescere l’impresa di mio padre. Sono nata qui e con il passare degli anni ho sentito questa lunga avventura anche un poco mia. Per questo ho voluto rimanere. Una scelta importante legata alle tradizioni famigliari ma, avendone vissuto in prima persona molto fasi, neanche poi così impegnativa. Inoltre, la laurea in lingue mi potrebbe aiutare per una futura vendita dei prodotti all’estero”.

Perché la decisione di coltivare biologico? “E’ una scelta fondamentale per la salute delle persone e per l’ambiente. Un percorso totalmente condiviso da mio padre”.    

A dispensare preziosi consigli a Diego e Daiana c’è sempre nonna Irma: 87 anni, portati con grande energia. Inoltre, ad aiutarli hanno dei dipendenti assunti a tempo determinato: per la stagione che inizia con la potatura, a seconda delle necessità, sono da due a quattro; in quella della sola raccolta arrivano a una quindicina.  

LE DUE AZIENDE

Entrambe le aziende vengono seguite dai tecnici della Coldiretti e della Lagnasco Group: quest'ultima la cooperativa ortofrutticola alla quale vendono tutte le loro mele. “Una scelta azzeccata - afferma Diego - perché funziona molto bene e garantisce anche gli agricoltori. Mettersi insieme, pur mantenendo ciascuno la propria autonomia di imprenditore, vuol dire ottenere un maggior potere contrattuale sul prezzo di vendita. Ma non solo. Le partite che consegni ti vengono pagate in base alla qualità dei frutti, selezionati attraverso l’impiego di sofisticati meccanismi. Per cui, riesci anche a capire se devi migliorare il tuo ciclo produttivo”.

La struttura imprenditoriale di Diego è costituita di ventotto ettari, dei quali tredici coltivati a mele di diverse varietà, in particolare le rosse Igp Cuneo e certificate GlobalGap per la qualità, la sicurezza alimentare e la tracciabilità della produzione. Poi quattro ettari a pesche e il resto a mais, piselli, soia, ma soprattutto grano venduto attraverso contratti di filiera direttamente ai macinatoi. “Ormai - puntualizza Diego - la produzione si sta avvicinando sempre di più a quella biologica. Il mio obiettivo, fin dall’inizio, è stato quello di coltivare bene e in modo responsabile”.

Nelle mele come ottiene la qualità? “Potando e diradando con attenzione, irrigando a goccia per cui si dà alla pianta tutta l’acqua che le serve e usando quasi esclusivamente il letame come concime avuto dal malgaro al quale forniamo la paglia”.

L’azienda biologica “Cascina San Lorenzo” di Daiana è di sette ettari. Si coltivano solo mele: in parte gialle; in parte rosse. I trattamenti effettuati sono quelli naturali e consentiti dalla normativa. Il taglio dell’erba tra una fila e l’altra di piante avviene con dei macchinari specifici. L’ente certificatore è il Consorzio Controllo Prodotti Biologici (Ccpb) di Bologna. “E le verifiche - precisa Daiana - sono molto serie e rigorose”. Aggiunge Diego: “Le nostre mele bio, ma anche le altre, non vengono prodotte per l’industria, ma per il mercato del fresco: quindi devono essere belle e ricche di sapore. Questo richiede impegno e costi maggiori di produzione. Però, la remunerazione del venduto è anche più vantaggiosa”.  

Inoltre, Diego e Daiana per mantenersi sempre aggiornati sui nuovi metodi produttivi frequentano ogni anno dei corsi di formazione.  

LA PERLA PREZIOSA DELLA MELA ROSSA EPLI’

La perla preziosa delle due aziende, coltivata solo con il metodo biologico, è la mela, lanciata nel 2015, dalla cooperativa Lagnasco Group del presidente Simone Bernardi. Si tratta della Story Inored, valorizzata attraverso il marchio Eplì. Cosa la contraddistingue? Lo dice lo slogan che la promuove: è buona, giusta, ecologica e gentile. Ha un equilibrio perfetto tra il dolce  e l’acido, il croccante e il succoso. Il frutto è costituito dalla buccia liscia di colore rosso intenso. La polpa è giallo crema col profumo piacevolmente dolce e fresco. La pianta resistendo alla ticchiolatura e, quindi, ai parassiti, richiede interventi ridotti nella coltivazione. Un percorso grazie al quale si rispettano di più l’ambiente e il benessere di tutti. Viene raccolta a ottobre: al termine della stagione.

Della Lagnasco Group, che commercializza frutta e verdura in tutto il mondo, fanno parte 280 agricoltori, ma al progetto Eplì hanno aderito in una cinquantina. Dopo tre anni la cooperativa commercializza 10 mila quintali del frutto, però l’obiettivo è di arrivare entro il 2020 a 100 ettari di superficie coltivata con una produzione di 50 mila quintali. In Italia viene venduta alle catene della grande distribuzione, in particolare Coop e gruppo Dimar, con l’obiettivo di raggiungere il prossimo anno anche la Spagna.

Daiana e Diego ne coltivano tre ettari e mezzo. “Tuttavia - osservano - maturando dopo le altre varietà, vorremmo arrivare almeno a sei ettari perché diventa più semplice la gestione della manodopera. La stagione della raccolta si allunga senza dover concentrare impegni pesanti in poche settimane”.

Perché la scelta di questa varietà? “Quando come cooperativa - racconta Diego - in cui ero nel Consiglio di amministrazione fino a due anni fa, decidemmo di scegliere questa strada era per realizzare un prodotto eco-compatibile, capace di incarnare significativi e responsabili valori etici e sociali. Creando anche il giusto equilibrio nei prezzi tra produttore, distributore e consumatore. In modo che, garantita la qualità e la salubrità della mela, i primi due attori della filiera ne ricavassero la giusta remunerazione economica e il cliente la potesse acquistare a un prezzo adeguato rispetto alle caratteristiche del frutto. E’ una coltura sulla quale stiamo puntando e investendo molto”.

Daiana è anche stata tra i testimonial della campagna pubblicitaria promossa per lanciare la mela.  

PROBLEMI E SODDISFAZIONI NELL’ATTIVITA’

Diego: “Il problema maggiore è il grande impegno che devi dedicare alle coltivazioni se vuoi raggiungere dei buoni risultati. Anche quindici ore al giorno nei periodi più duri di lavoro. E quando c’è qualche questione da risolvere non riesci a dormire o ti svegli la notte per cercare delle soluzioni. L’altra difficoltà è costituita dal reperire manodopera di cui ti puoi fidare. Le soddisfazioni sono quelle di vedere i camion in partenza con i cassoni pieni ed essere orgoglioso del fatto che la tua frutta sarà venduta in tutto il mondo”.

Daiana: “L’impegno è sicuramente tanto e il tempo libero devi cercare di ritagliartelo quando puoi. La soddisfazione, a parte le calamità naturali contro le quali non hai armi per combattere, sta nel vedere gli impianti che producono e arrivare alla sera con un bel numero di cassoni raccolti. Sono molto contenta della scelta fatta, pur in presenza di rischi e sacrifici e dovendo mettere in campo tanta buona volontà”.     

L’INNOVAZIONE

Daiana: “Con il biologico abbiamo già percorso molta strada attraverso gli investimenti in macchinari innovativi. Un percorso alternativo alla vendita attuale potrebbe essere rappresentato dal commercio online. Ma per il momento non ci pensiamo ancora”.  

LE PROSPETTIVE FUTURE

Diego: “Lo scorso anno avevamo ipotizzato di riservare un ettaro di biologico alla vendita diretta in azienda. Poi, il discorso è caduto. Anche perché dovremmo assumere una persona che si occupi solo di quella parte, in quanto o vendi a casa e nei mercati o lavori in azienda. Sdoppiarsi è impossibile. Ne riparleremo. Inoltre, Alessio, il marito dell’altra figlia, Jessica, pur adesso lavorando in un altro settore, quando può viene ad aiutarci e il nostro mondo lo sta interessando sempre di più. Vedremo. Questa potrebbe essere l’ulteriore evoluzione famigliare dell’azienda”.  

COSA NON FANNO LE ISTITUZIONI

Diego: “Dalle Istituzioni abbiamo bisogno di più tutela sui mercati. Negli ultimi vent’anni, a parte la mela Eplì, sugli altri prodotti, il prezzo non lo fa più l’agricoltore ma viene imposto dai gruppi commerciali della grande distribuzione. Altrimenti te lo tieni. E questo non va bene, perché chi lavora deve essere pagato il giusto. Poi, bisognerebbe aiutare di più i giovani che vogliono insediarsi: chi non ha alle spalle aziende consolidate dal lavoro dei nonni e dei padri non ce la farà mai da solo a partire da zero”.  

QUEL “SAN MARTIN” DEL 1945: UNA STORIA D’ALTRI TEMPI

Raccontata ora sembra davvero una favola d’altri tempi. “Qualche anno fa - sottolinea Diego - un amico di mio padre mi disse che si ricordava di quel giorno del novembre 1945 quando vide passare il carro trainato dai buoi con i miei nonni Giacomo e Teresa. Lui, piccolo, chiese cosa stesse succedendo. Il papà gli rispose che stavano facendo "San Martin": cioè il trasloco da una cascina all’altra. E gli fece anche notare la bandiera italiana sistemata sul carro spiegandogli che, per il mondo contadino, aveva un significato ben preciso: l’andare a occupare una cascina in proprietà e non più in affitto”.    

Irma, Diego e Daiana. Tre generazioni impegnate nella coltivazione della terra, rispettando la natura, le tradizioni di famiglia e quelle contadine. Una bella immagine e non così consueta. Certo il lavoro “pesante” svolto totalmente a mano di un tempo è stato reso meno faticoso dall’impiego dei macchinari. Ma l’impegno è rimasto lo stesso. E la passione e la gioia di veder crescere quanto hai prodotto è quella di un secolo fa. Altrimenti l’agricoltore non lo faresti.   

Sergio Peirone

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore