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Attualità | 24 ottobre 2018, 10:10

“Ciao terroni”: la penna albese di Marco Giacosa dietro al fenomeno social del momento

Da un testo dello scrittore e giornalista originario di Grinzane Cavour il monologo che ha incollato davanti agli schermi due milioni di italiani

L'attore Andrea Pennacchi, interpreta il monologo pubblicato da "This is Racism"

L'attore Andrea Pennacchi, interpreta il monologo pubblicato da "This is Racism"

C’è una penna albese dietro al fenomeno social del momento. Lui è il giornalista e scrittore Marco Giacosa, torinese d’adozione ma originario di Grinzane Cavour, dove ha vissuto fino alla licenza classica presa al “Govone” e prima di fermarsi sotto la Mole una volta terminati gli studi in Economia. Da anni Marco vive a San Salvario tra impegni letterari che negli anni hanno soppiantato quella più rassicurante carriera immaginata per lui da genitori persi purtroppo presto, la mamma impiegata in Ferrero, il papà stimato veterinario del paese.

Per anni collaboratore della “Stampa”, Giacosa ha ormai messo in fila una serie di impegnative fatiche letterarie. A dargli la clamorosa notorietà mediatica di questi giorni è stato però un testo che ha composto nella quotidiana attività di osservatore di piazze virtuali spesso fameliche di moralismi a buon mercato.
Gli stessi contro cui Giacosa si è scagliato lo scorso 1° agosto pubblicando su Facebook “Quando i neri erano i meridionali, ovvero: l'ultimo è «il più terrone» di tutti»”: provocatoria riflessione sulle occasioni di evolvere cui una società rinuncia quando riduce il proprio sguardo a contingenze del momento e convenienze elettorali.  

Quella lettera ai “terroni” di provincia arrivati nelle Langhe negli anni in cui “Gazzetta d’Alba” titolava «Voteranno anche 200 meridionali» (1963), ora così integrati da votare Salvini mentre "i ne*ri" li hanno sostituiti nello scomodo ruolo di temibile minaccia sociale, divenne un caso editoriale, con 12mila “like”, quasi 6mila condivisioni, un numero di visualizzazioni stimabile in mezzo milione.

Tantissimi i feedback, con oltre 1.900 commenti di lettori, non tutti d’accordo, non tutti allineati, non tutti in grado di cogliere l’ironico intento del testo – in quella stessa piazza che tutto fagocita coi tempi frenetici della vita ai tempi dei social.

Tra quanti ne hanno invece compreso il dirompente potenziale comunicativo c'è stato il regista Francesco Imperato, che da quel testo, declinato in dialetto veneto, ha tratto un monologo affidato alla riuscita interpretazione dell’attore Andrea Pennacchi.

Pubblicato venerdì sulla pagina del progetto “This is racism”, già domenica il monologo di Giacosa era passato da poche migliaia a 700mila visualizzazioni, salite poi ai 1,7 milioni di ieri sulla sola pagina ufficiale, senza contare quindi le centinaia di migliaia di utenti della rete che in “Ciao terroni” sono incappati nel vorticoso susseguirsi di condivisioni alimentato anche dalla curiosità che questo moderno manifesto dell’Italia che al razzismo non vuole cedere ha suscitato nelle redazioni di tutte le principali testate giornalistiche del Paese.

Lui intanto si gode il momento, soddisfatto di aver sollecitato un piccolo momento di riflessione in un pubblico talmente connesso da aver perso la capacità di pensare, di scendere anche solo per un attimo nel profondo dei temi.

“Sono tempi veloci – dice –, troppo. I social riverberano un modello di società spaccata, urlante, autoreferenziale, la discussione pubblica è scesa al livello di un talk show della prima tv spazzatura. Per questo ogni tanto sarebbe meglio fermarci, pensare. E ricordare che tutti siamo stati i terroni di qualcuno”.

Ezio Massucco

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