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Agricoltura | martedì 23 ottobre 2018, 07:45

L'Orto del Pian Bosco a Loreto di Fossano dove tutti i prodotti sono biologici e sprigionano sapori emozionanti (FOTO)

Andrea, con la moglie Manuela, la sorella Irene e una decina di dipendenti, per la maggior parte stagionali, gestiscono quindici ettari di terreno, il punto vendita, il laboratorio di trasformazione e l'agriturismo. Un'azienda dinamica con la natura e il territorio al centro del lavoro. Senza dimenticare le origini che risalgono a fine 1800

La copertina dell'azienda agricola L'Orto del Pian Bosco

La copertina dell'azienda agricola L'Orto del Pian Bosco

Lungo la circonvallazione che collega i territori di Trinità e di Salmour si trova Loreto: frazione del Comune di Fossano. Senza entrare in paese, ma poche centinaia di metri dopo il centro abitato, tra le distese di campi, c'è la sede dell’azienda agricola L’Orto del Pian Bosco. Un nome non scelto a caso perché Loreto un tempo si chiamava proprio Pian Bosco e la volontà è stata di mantenere quell’antico legame storico.

Il titolare è Andrea Giaccardi, 41 anni, agrotecnico e quasi laureato in Scienze Naturali (“Ho interrotto gli studi - dice - a pochi esami dalla fine”), coadiuvato nel lavoro dalla moglie Manuela, 38 anni, diplomata in ragioneria, e dalla sorella Irene, 55 anni, architetto. La complessa struttura imprenditoriale, costituita da  tre attività e dal punto vendita, si avvale della collaborazione di una decina di dipendenti assunti, per la maggior parte, con contratti stagionali e di alcuni stagisti presenti durante il periodo estivo. Ma a dare ancora una mano e preziosi consigli ci sono Tista e Rita, 82 anni entrambi: papà e mamma di Andrea e Irene.  

UNA STORIA CHE PARTE DA FINE 1800

L’azienda ha origini lontane. Il terreno, ora fulcro delle attività, a fine 1800 lo lavoravano i bisnonni di Andrea e Irene. Poi, negli Anni Cinquanta hanno incominciato a occuparsene Tista e Rita. “I nostri genitori - afferma Andrea - si dedicavano soprattutto all’allevamento dei suini. Anche se, nel tempo, sui quattro ettari di terreno disponibile avevano iniziato a coltivare nocciole, susine e alcuni ortaggi”.

Nel 1996, Andrea, appena diplomato, decide il grande passo. “Sentivo di dover continuare l’attività, ma dandole un taglio totalmente nuovo. Ho abbandonato la strada dell’allevamento e sono partito con le verdure, chiedendo subito la certificazione biologica. Nel 1998 l’ho ottenuta e in quel momento è nata ufficialmente l’azienda. A maggio 2018 abbiamo festeggiato i 20 anni di percorso”.

Con il trascorrere del tempo i terreni arrivano a quindici ettari: due terzi in proprietà e un terzo in affitto. Ai quattro di Loreto si aggiungono quelli nei Comuni di Trinità e di Bene Vagienna. Le colture, in prevalenza ortaggi, ma anche alcune varietà di frutta, diventano una sessantina. In più ci sono i noccioleti. Un lavoro molto diversificato, che impegna da febbraio a dicembre. Attualmente, durante una stagione vengono raggiunte le 80 tonnellate complessive di produzioni fresche.   

Però, l’azienda vive altri cambiamenti fondamentali. Nel 2001 entra Manuela. Nel 2003, con l’ingresso di Irene, viene aperto il laboratorio di trasformazione. L’attività cresce e, adesso, il 20% di quanto raccolto nei campi diventa salsa, confettura, antipasto, crema e nocciola tostata. Per un totale di 50.000 vasetti confezionati in un anno. La loro preparazione, piuttosto differenziata come sapore, richiede l’utilizzo di una quarantina di ricette.

Inoltre, l’azienda acquista farine selezionate per approntare il pane e la pasta. Queste due ultime eccellenze hanno un motivo e sono legate al terzo importante passaggio dell’azienda: l’acquisto di una cascina adiacente alla sede e l’avvio, a partire dal 2009, dell’agriturismo. “In questo modo - osserva Andrea - abbiamo chiuso il ciclo: dalla produzione al piatto. Ai clienti del locale, a parte carne e formaggi, proponiamo solo nostre produzioni fresche o trasformate. I cibi sono legati alle tradizioni del territorio e alla cucina piemontese. Anche se ogni tanto la cuoca, che è macedone, si ingegna ad abbinare, con successo, suggestioni e gusti dei Paesi balcanici. Il menu viene rinnovato ogni settimana in base a quanto raccogliamo nei terreni”.  

LA SCELTA DI CAMPO DEL BIOLOGICO

Tutta la produzione fresca e trasformata, così come la gran parte dell’acquistato per l’agriturismo, ha la certificazione biologica. Una scelta di campo. “Avendo studiato Scienze Naturali - racconta Andrea - per me la natura è al centro di tutto ed è essenziale per la vita delle persone. Di conseguenza, quando ho deciso di dedicarmi all’agricoltura dovevo farlo in un modo che non andasse a urtare contro questo principio. Tra i vari metodi produttivi il biologico era quello più vicino alla mia preparazione universitaria ed è stato il percorso che mi ha permesso di concretizzare gli studi effettuati. Non è stata una scelta facile in quanto, all’inizio, non c’era mercato. Ora, per fortuna, la richiesta è consistente e siamo molto contenti di aver intrapreso questa strada. I clienti ci riconoscono il grande impegno in questa direzione e sono disposti a pagare il prodotto un prezzo maggiore che diventa remunerativo del nostro lavoro”.

Come ottenete il bio? “E’ un percorso burocratico di certificazioni e di analisi dei prodotti per garantire il consumatore, ma è anche un metodo di produzione. Non basta sostituire la sostanza chimica con una ammessa dal sistema biologico. Noi cerchiamo di dare qualcosa in più come le siepi attorno ai campi in cui sistemiamo dei nidi artificiali per favorire lo sviluppo di animali utili a combattere i parassiti. Oppure programmiamo dei piani ricchi di rotazione delle coltivazioni. Praticando due-tre colture all’anno sullo stesso terreno riesci a produrre di più rispetto alla monocoltura, sicuramente hai una riduzione dei problemi sanitari e, nelle stagioni successive, ci sono meno ripercussioni sull’ambiente”.

Passaggi per offrire dei prodotti con maggiore qualità e sapore? “Il bio è uno dei tasselli della catena. La qualità è data certamente dall’eccellenza a livello gustativo e per quanto riguarda la genuinità del prodotto. E questo noi lo facciamo. Ma la qualità deve anche essere sostenibile dal punto di vista etico ed economico: cioè gratificare il lavoro necessario per ottenerla, senza danneggiare l’ambiente. La nostra azienda si riconosce nello slogan di Slow Food “Buono, Pulito e Giusto”. Servono tutte e tre le componenti. La qualità ambientale, poi, è la colonna portante perché noi su questi terreni ci lavoriamo e nella casa ci viviamo con la famiglia. Inoltre, essendo cresciuto in campagna ho sempre avuto la fortuna di mangiare bene. Per cui, volevo far provare la stessa soddisfazione anche a chi compra i nostri prodotti o gusta i nostri piatti”.

C’è chi lamenta l’inutilità dei controlli? “I controlli sono seri e vengono effettuati da Enti riconosciuti dal Ministero. Noi siamo certificati dall’Icea e i tecnici arrivano due-tre volte l’anno. E’ vero che sono pagati dall’agricoltore, ma in Italia le norme prevedono questo. In ogni caso, però, se ci sono delle situazioni anomale vengono segnalate. In più ci sono le verifiche chimiche dell’Asl. Certo, il sistema potrebbe funzionare meglio se ci fosse meno burocrazia, quindi meno carta da compilare, e qualche analisi in più. Perché un’azienda può fare un bio di qualità o un bio ai limiti della Legge. Sull’altra sponda, però, il consumatore dovrebbe essere più attento alla certificazione riportata sulle etichette e a non fidarsi della semplice scritta bio. Perché il bio fatto con tutti i crismi non è una moda, ma un’opportunità per mangiare davvero più sano”.  

LA VENDITA DEI PRODOTTI E NO AL COMMERCIO ELETTRONICO

Tra le strutture nella sede dell’azienda c’è il punto vendita che funziona bene nonostante il posto sia non proprio vicino ai centri abitati maggiori della zona. Lì si propongono il fresco e il trasformato. Il fresco viene poi fornito ad alcune mense scolastiche. Inoltre, all’Orto del Pian Bosco si riforniscono di materie prime i ristoratori. Una parte di colture e di vasetti è commercializzato durante le Fiere agroalimentari della zona. Il resto della produzione passa nelle mani dei grossisti. Attraverso questo canale i trasformati raggiungono i clienti di molte zone dell’Italia, e i mercati esteri di Francia, Svizzera, Germania e Danimarca. Inoltre, c’è molta collaborazione con Eataly. E, naturalmente, i frutti dei campi vengono impiegati nella cucina dell’agriturismo. “La vendita diretta - sottolinea Andrea - raggiunge il 40% del totale: una buona percentuale che, però, è da sviluppare. Anche perché è quella che dà le maggiori soddisfazioni in quanto oltre al prodotto proponi il territorio al quale esso è legato. E puoi raccontare al cliente il lavoro svolto per ottenerlo, farglielo assaggiare, spiegarne le proprietà gustative. Per questo motivo non ci piace il commercio elettronico: strumento nel quale metti in vendita la tue confezioni, preparate con molta fatica, in un calderone dove trovi di tutto”.    

L’ATTIVITA’ DIDATTICA

L’azienda si occupa anche di predisporre alcuni percorsi didattici con i quali i visitatori possono scoprire l’agricoltura biologica e approfondire gli aspetti legati all’agro-ecosistema, al paesaggio rurale e alla biodiversità. “All’inizio dell’attività - dice Andrea - arrivavano gli alunni delle scuole dell’Infanzia, di quelle Primarie e delle Medie Inferiori. Ne ospitavamo quasi un migliaio all’anno. Quando abbiamo aperto l’agriturismo i “pesanti” orari di lavoro ci hanno costretto a rivedere l’impostazione della didattica. Adesso ci rivolgiamo agli studenti più adulti degli Istituti Agrari e Alberghieri. E abbiamo una collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, quella di Torino e l’Istituto Tecnico Superiore Agroalimentare per il Piemonte. Organizziamo dei corsi di formazione e gli allievi vengono a svolgere degli stage nell’azienda. In alcune occasioni, poi, allestiamo delle giornate per le famiglie. Sono tutte esperienze molto positive perché si crea interesse verso le nostre attività ed è un bel volano per far conoscere il modo di produrre”.  

PROBLEMI E SODDISFAZIONI

Andrea: “Sicuramente il carico burocratico è rilevante. Qualche difficoltà si crea nell’attuale contesto economico generale con dei clienti che, è già successo, da un giorno all’altro chiudono le loro attività. Quindi, a volte, diventa complicato programmare il ciclo produttivo. Ma le soddisfazioni prevalgono sui problemi. Perché questo è il lavoro che ho sempre sognato di fare e sono riuscito anche a coinvolgere la famiglia in un percorso condiviso. Riusciamo a sostenerci dal punto di vista economico senza la necessità di integrare con altri mestieri”.    

PROSPETTIVE FUTURE DELL’AZIENDA

“Non abbiamo previsioni di ampliamento - spiega Andrea - in quanto, negli anni, abbiamo già investito tante risorse. Ci piacerebbe ottimizzare le attività, spostando una quota maggiore delle produzioni sulla vendita diretta e diminuendo quella all’ingrosso. Per quanto riguarda l’agriturismo sarebbe importante riuscire a mantenere una linearità più costante nella presenza dei clienti. Nei periodi autunnali e primaverili e nei weekend si lavora molto bene, lungo la settimana e durante l’estate e l’inverno si fatica”.  

“DALLE ISTITUZIONI SERVE MAGGIORE DIALOGO”

Andrea: “Le Istituzioni dovrebbero trovare il sistema di semplificare il dialogo con le aziende, sempre, invece, molto difficile e macchinoso. Soprattutto a livello di promozione territoriale dei prodotti e nel settore del biologico in cui c’è una confusione enorme di informazioni contrastanti e il consumatore fa fatica a capire cosa è bio e cosa non lo è”.  

L’Orto del Pian Bosco è frutto di un lungo percorso famigliare coltivato con passione e nel rispetto delle tradizioni. Dove la natura è al centro del tanto lavoro. I prodotti freschi, quelli trasformati e la cucina dell’agriturismo rappresentano la straordinaria vetrina di un territorio che vuole offrire le sue eccellenze con il vestito della festa. Sprigionando sapori unici ed emozionanti.  

Sergio Peirone

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