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Agricoltura | domenica 21 ottobre 2018, 11:30

Mercalli a Cuneo: "L'aumento della temperatura rischia di farci soccombere come specie entro la fine di questo secolo" (FOTO)

Il meteorologo è intervenuto al convegno organizzato dalla Confederazione Italiana Agricoltori della "Granda" nell'ambito della Fiera del Marrone, sottolineando di non perdere altro tempo. Bisogna contenere i consumi e gli sprechi energetici. Premiati l'Istituto Agrario Virginio Donadio di Cuneo e l'Enologico Umberto I di Alba

Claudio Conterno e Luca Mercalli al convegno

Claudio Conterno e Luca Mercalli al convegno

Quali ripercussioni stanno già avendo e avranno in futuro i cambiamenti climatici sull’agricoltura? E il mondo rurale quali nuove sfide dovrà affrontare per i superare i problemi e produrre ancora qualità?

Sono le domande a cui ha cercato di rispondere il convegno organizzato dalla Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) di Cuneo, al Centro Incontri della Provincia, nell’ambito del programma della Fiera del Marrone. In sala le autorità, un buon numero di imprenditori rurali e le classi dell’Istituto Agrario Virginio Donadio di Cuneo e dell’Enologo Umberto I di Alba.

Dagli interventi dei relatori sono emerse chiare soprattutto un paio di considerazioni: la necessità di cambiare l’approccio nei confronti del fenomeno e di farlo in fretta per non esserne travolti definitivamente e che le nuove generazioni devono interessarsene fin da subito.

Dopo le introduzioni dei lavori affidate al direttore piemontese a quello di Cuneo dell’organizzazione agricola, Giovanni Cardone e Igor Varrone, le riflessioni sono venute dalla tavola rotonda moderata dal giornalista Mario Bosonetto. Con le incursioni qua e là di Luca Mercalli, presidente della società Meteorologica Italiana e profondo conoscitore del tema sotto gli aspetti scientifici.

Alcuni numeri impressionanti li ha subito forniti Paolo Alberto Bertolotto, meteorologo del Dipartimento Rischi Ambientali dell’Agenzia Regionale Protezione Ambientale (Arpa) del Piemonte. Dal 1958 al 2016 sul territorio della Regione la temperatura massima è aumentata di 0,37 gradi ogni 10 anni e dal 1981 al 2016 addirittura di 0,57 gradi ogni 10 anni. Poi, nello stesso periodo, ci sono stati meno eventi piovosi ma è aumentata la loro concentrazione in quantità. In sostanza non è piovuto di più ma più intensamente, provocando i danni che sono sotto gli occhi di tutti.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Giorgio Ferrero: “Mi ha sempre colpito una frase di Woody Allen che diceva: perché dobbiamo preoccuparci per le generazioni future se loro hanno fatto nulla per noi”. Invece no, dobbiamo occuparcene con lungimiranza superando gli egoismi della società attuale. I cambiamenti climatici sono diventati un rapporto tra generazioni e stanno producendo danni eccezionali. La politica deve badare alle possibili soluzioni immediate ma avere soprattutto una visione di lunga prospettiva. Anche se l’Unione Europa riserva solo il 20% dei finanziamenti ai Programmi di Sviluppo Rurale con i quali si potrebbero prevedere misure per contrastare il fenomeno”.  

Il presidente regionale della Cia, Gabriele Carenini è stato categorico: “Siamo consapevoli di non poter più fare agricoltura come negli ultimi cinquant’anni. Servono ricerca e innovazione  da adattare ai cambiamenti climatici. Però è necessaria la collaborazione di tutti. Tenendo presente che le aziende devono comunque produrre reddito in un mercato sempre di più concorrenziale e che dovrebbero vedersi riconosciuto, attraverso il loro lavoro, la custodia del territorio”.

In sintonia il presidente provinciale di Cia, Claudio Conterno: “Bisogna fare tutti piccole cose, ogni giorno un piccolo passo, perché, al contrario, imbocchiamo davvero una strada senza ritorno. Si può produrre economia mettendo in campo cose giuste e belle e non passando sopra tutto. Agli agricoltori non bisogna solo insegnare a prendere i contributi ma a coltivare bene”.

Il vicepresidente nazionale Cia, Mauro Di Zio, ha posto l’accento sulla necessità di prendere in mano in modo deciso la gestione del territorio, “altrimenti -  ha detto - continueremo sconfortati, ma rassegnati, a trovarci di fronte a vittime e danni. Il nostro Paese non può tenere le dita perennemente incrociate nella speranza che non accadano fenomeni meteorologici eccezionali”.

Le martellate pesanti sui cambiamenti climatici sono arrivate da Mercalli. “Ormai è chiaro - ha sottolineato - che non abbiamo più le stagioni di un tempo e si sono riscaldate tutte. Nel 1800 la temperatura media era di 16 gradi. Quella dal 1981 al 2010 è salita a 21,7 gradi.  Già 40 anni fa si diceva di contenere l’aumento della temperatura a 1,5 gradi. Siamo rimasti a quel punto. Non si è fatto nulla. E abbiamo perso tempo prezioso. Quel grado e mezzo ormai non lo recuperiamo più. Però, se non si inverte la rotta, tra altri 40 anni saremo a più 2 gradi e alla fine di questo secolo a più 5 gradi. Rischiamo di soccombere come specie. Perché proviamo a immaginarlo sul nostro corpo: con l’aumento di un grado di temperatura prendi l’aspirina, con 2-3 vai dal dottore o al pronto soccorso, con 5 puoi morire. Tutto ciò non vuol dire fare catastrofismo, ma significa prevenzione. Fare catastrofismo è stare zitti e girare la testa dall’altra parte. Serve la consapevolezza di questo da parte di tutti i cittadini. E dico a voi giovani: alzate la testa adesso perché non potrete poi accusare noi di non aver fatto niente quando non ci saremo più”.

Una situazione drammatica. “Bisogna intervenire subito. Sono già stati fatti danni irreversibili. Non dobbiamo perdere altro tempo. Occorre mettersi al lavoro oggi, non fra 30 anni. E’ questo il problema da risolvere se vogliamo sopravvivere, non il punto di Pil. Fino ad ora abbiamo sentito solo delle grandi chiacchiere e pochi fatti. Sono ancora ottimista sulla possibilità di farcela, ma sapendo che ormai il sentiero è molto stretto. Il tempo per realizzare una vera svolta è ridotto a uno spazio di pochi anni. Passato anche quest’ultimo appuntamento dopo non rimarranno che le conseguenze devastanti”.

Soluzioni? “Contenere i consumi e gli sprechi energetici in tutti i settori e come singoli cittadini. Oggi buttiamo via oltre il 30% dell’energia che usiamo. Dobbiamo essere tutti più attenti”.    

I PREMI E LE BORSE DI STUDIO

Al termine del convegno, la Cia ha consegnato un premio per la collaborazione che dura da molti anni all’Istituto Agrario Virginio Donadio di Cuneo e all’Enologico Umberto I di Alba. I riconoscimenti li hanno ritirati le dirigenti Enrica Vincenti e Antonella Germini. Inoltre, sono state assegnate quattro borse di studio, intitolate a Mauro Viara, Bartolomeo Duranda, Marzia Serasso e Valentina Masante, ad altrettanti allievi delle due scuole per i loro meriti di studio. La prima è andata a Davide Golè del Virginio Donadio, le altre tre a Gianluca Bergadano, Enrica Prunotto e Martina Maria Delù dell’Umberto I.      

Sergio Peirone

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